Approvato decreto Fiscale in Cdm: il governo ha cambiato idea in fretta su alcune tasse e ora le ritira

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo decreto Fiscale nella riunione di oggi. Tra le misure più importanti ci sono diversi passi indietro su norme che il governo Meloni aveva introdotto solo con l'ultima legge di bilancio. In particolare, si parla della controversa tassa sui piccoli pacchi (mai davvero entrata in vigore) che slitterà a luglio e della stretta sui dividendi erogati ai soci delle imprese, eliminata del tutto. Ma cambia anche il cosiddetto iperammortamento per le aziende, cancellando una novità inserita proprio nella manovra di dicembre.
La tassa di due euro sui piccoli pacchi slitta a luglio 2026
Ci sono volute settimane di annunci e ripensamenti, ma alla fine il governo ha deciso di intervenire sulla tassa da due euro sui piccoli pacchi: partirà solo il 1° luglio 2026. Si tratta di una tariffa che sulla carta serviva per agevolare le dogane, inondate negli ultimi anni da migliaia di pacchi di scarso valore provenienti soprattutto dalla Cina. In pratica era anche una misura per sfavorire, almeno in parte, i colossi del commercio online come Alibaba, Shein e Temu, e ‘tutelare' maggiormente i venditori italiani ed europei.
Il problema è che, finora, nonostante fosse tecnicamente in vigore non ha mai funzionato. Per i grandi esportatori è stato sufficiente ‘dirottare' le loro spedizioni in un Paese vicino, come la Francia, e poi farle trasportare in Italia, per cancellare l'effetto della tassa. A luglio, invece, partirà una tariffa di tre euro proprio su questo tipo di spedizioni, comune a tutta l'Unione europea. A quel punto sarà più semplice coordinarsi tra Stati diversi, e più difficile aggirare il pagamento. Le problematiche erano state da subito evidenti, ma il governo ha aspettato comunque fino a marzo per rinviare l'entrata in vigore della tassa – nonostante le pressioni anche dei partiti di maggioranza, in particolare Forza Italia.
Niente tassa extra sui dividendi per i piccoli azionisti
Cambia la linea anche sui dividendi. Con l'ultima legge di bilancio, il governo aveva introdotto una tassazione che avrebbe colpito i piccoli soci delle imprese, quelli che hanno meno del 5% delle azioni complessive o comunque un importo inferiore a 500mila euro. Per loro, le imposte da pagare sui dividendi sarebbero schizzate verso l'alto. Ora quell'aumento è stato cancellato del tutto.
Normalmente, quando una società eroga i dividendi (cioè distribuisce i guadagni) tra i suoi azionisti, questi sono chiamati a pagare una quantità di tasse molto ridotta. Solo il 5% di quello che incassano viene considerato reddito imponibile, e quindi in media si paga circa l'1,2% del totale. Nella manovra 2026, il governo aveva deciso di mettere fine a questa esenzione per i piccoli azionisti.
Questo significa che, dalla prossima dichiarazione dei redditi, chi controlla meno del 5% di un'azienda si sarebbe trovato a pagare le tasse su tutta la somma incassata con i dividendi, e non solo su una piccola parte. La mossa è stata criticata da più parti, e alla fine è arrivata la retromarcia.
L'iperammortamento per le aziende vale anche sui prodotti extra-Ue
Infine, una norma piuttosto tecnica che riguarda le aziende. Quando un'impresa compra un cosiddetto bene strumentale (macchinari, attrezzature, impianti e così via che servono per rendere l'azienda più tecnologica e digitale) può approfittare del cosiddetto iperammortamento: ovvero, scaricare tutto il costo dell'investimento – e oltre – dalle tasse che pagherà in futuro. Questo spinge gli imprenditori a investire di più, sapendo che lo Stato può coprire buona parte delle spese.
In manovra, però, il governo aveva previsto un paletto. Cioè che questa agevolazione valesse solo per i prodotti "made in Ue". Tecnicamente, quindi, si poteva avere uno sconto sulle tasse solo comprando beni "prodotti in uno degli Stati membri dell'Unione europea o in Stati aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo". Il nuovo decreto Fiscale cancella questo vincolo. Retroattivamente, a partire dall'inizio di quest'anno, tutti gli investimenti saranno validi per l'iperammortamento a prescindere dalla provenienza dei prodotti acquistati. Cosa che, secondo i calcoli del governo, costerà circa un miliardo di euro nei prossimi otto anni.