Il dem Filippo Sensi non risparmia critiche agli avversari. L'occasione è offerta dalla discussione generale della proposta di legge dal titolo ‘Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura', argomento che non sembra avere molto ‘appeal', per i parlamentari Lega e M5S. Sensi dal suo profilo Twitter li bacchetta così: "Leghisti meno di zero, grillini sempre loro due, di precetto. Ah discutiamo di legge sulla lettura, fra le altre cose. Ma è lunedì, capisco".

Complice il caldo e la voglia di vacanza in effetti l'Aula di Montecitorio sembra deserta, stando alle foto scattate e diffuse da Sensi. Eppure il testo in discussione in partenza dovrebbe metter d'accordo tutti, visto che in commissione era stato approvato all'unanimità: si tratta di una sintesi tra vari testi, tra cui quello della dem Flavia Piccoli Nardelli.

La proposta di legge sulla lettura

La proposta di legge sulla lettura, in discussione oggi alla Camera, prevede, all'articolo 9, una soglia oltre la quale non è possibile applicare uno sconto sul libro: il limite dovrebbe essere fissato al 5%. Rimarrebbe la possibilità per un mese all'anno -escluso dicembre – di fare campagne promozionali, con sconti però che non vadano oltre il 20% del prezzo di copertina. L'obiettivo è quello di modificare la legge Levi del 2011, che premetteva di applicare sconti sul prezzo di copertina non oltre il tetto del 15%.

Se però la proposta convince tutti in Parlamento lo stesso non accade nel mondo dell'editoria. Da una parte, nelle intenzioni dei relatori, si pensa a tutelare le piccole librerie e gli editori indipendenti, troppo deboli rispetto alle grosse catene e ai colossi delle vendite online come Amazon, che di fatto possono permettersi sconti maggiori. Dall'altra però, una grande associazione di categoria come l'Aie, ha fatto notare che in questo modo si rischia di comprimere ulteriormente un mercato già in sofferenza. A pagarne lo scotto saranno sempre "gli operatori che hanno le spalle meno robuste", ha fatto notare al Messaggero Ricky Levi, il firmatario della legge attualmente in vigore, e presidente dell'Aie. Il pericolo, per i detrattori della legge quadro, è insomma quello di ridurre le vendite complessive di libri in Italia, e quindi anche ridurre il numero di lettori.

"Riteniamo la scelta che è maturata in Commissione Cultura dopo mesi di confronto che hanno visto il coinvolgimento di tutte le rappresentanze del mondo del libro, giusta, ed esprimiamo prima di tutto come cittadini soddisfazione, perché le forze politiche hanno scelto di tutelare il bene supremo del libro e della lettura e non gli interessi, pur legittimi, di un ristretto numero di imprenditori", dicono in una nota congiunta Ali Confcommercio, Sil Confesercenti ed Adei-Associazione degli editori indipendenti.

E ricordano che "dal 2011 ad oggi abbiamo assistito ad un sensibile calo di lettura nel Paese che secondo i dati Istat è passata dal 45,3% del 2011 con 26 milioni di italiani lettori al 41% del 2017 con 23,5 milioni di italiani lettori. Oltre al calo di lettura, l'altro tratto significativo è la contrazione dei punti di vendita librerie e cartolibrerie che tra il 2011 e il 2016, secondo gli ultimi dati Istat disponibili, segnano una contrazione di 2.038 punti vendita e la perdita di oltre 4.000 posti di lavoro" mentre "sempre nel periodo indicato è cresciuta la quota di mercato sia nella produzione che nella vendita dei grandi gruppi editoriali che sono passati dal 77,5 della produzione del 2010 all'80% del 2017 a titolo e dell'88,10 a copie al 90% a copie nel 2017".

"Ci auguriamo quindi – affermano – che questo disegno di Legge possa velocemente esser licenziato dalle Camere e che possa quanto prima avviarsi il confronto annunciato dalle varie forze parlamentari sull'editoria scolastica che oggi rappresenta un settore centrale per la tenuta del sistema distributivo e per il mondo da noi rappresentato".