Albania, cosa c’entra il boom di trasferimenti nei centri migranti con il Referendum sulla giustizia

Il referendum del 22 e 23 marzo si avvicina, e nel centrodestra c'è un certo timore che vincano i No alla riforma. Gli ultimi sondaggi pubblicati prima dello stop vedevano i due schieramenti in equilibrio, con un vantaggio dei No soprattutto se l'affluenza è bassa.
Negli scorsi giorni anche Giorgia Meloni è ‘scesa' personalmente in campo, come aveva evitato a lungo di fare. Lo ha fatto con un video pieno di imprecisioni, ma anche con diverse ospitate televisive e interviste. Qui la presidente del Consiglio – così come gli esponenti del suo partito – non ha perso occasione di attaccare i giudici soprattutto su un tema: l'immigrazione. E, in particolare, i centri in Albania. Dove, guarda caso, poche settimane fa c'è stato un picco di trasferimenti.
I giudici tra i bersagli preferiti di Meloni
Non è una novità: negli ultimi due anni e mezzo, da quando il governo ha firmato il protocollo con l'Albania, Meloni ha sempre insistito che i centri avrebbero funzionato. Nonostante le regolari smentite. E non si contano le volte che la presidente del Consiglio ha attaccato direttamente i giudici che stavano semplicemente applicando le norme italiane ed europee, ordinando il trasferimento (o meglio, ri-trasferimento) in Italia delle persone portate in Albania.
A questo, ora, si aggiunge la tensione per il referendum in arrivo. Da una parte Meloni vuole presentarsi come calma, moderata, interessata solo a far conoscere al meglio i contenuti della riforma ed evitare lo scontro politico. Dall'altra, ogni volta che può accusa la magistratura di impedire al governo di lavorare. Con un invito ai cittadini, diretto o sottinteso, a votare Sì alla riforma per punire i "giudici politicizzati".
Lo stesso schema è tornato anche nel corso della settimana scorsa. La presidente del Consiglio ha parlato delle decisioni sui trattenimenti in Albania, trasformando la questione in un attacco politico ai magistrati. Colpevoli, secondo la premier, di aver ‘liberato' delle persone con gravi precedenti penali che il governo stava solo cercando di rimpatriare.
Il centro migranti in Albania riempito di colpo
È interessante che, proprio con l'accelerazione della campagna referendaria, si siano verificati questi casi. Il motivo sembra piuttosto semplice: nella seconda metà di febbraio il Cpr albanese di Gjader è stato riempito, di fatto, con un numero record di trasferimenti dopo che per mesi era rimasto semivuoto.
Lo dimostrano i documenti del ministero dell'Interno. Una determina per un volo il 17 febbraio, che facendo Roma-Bari-Tirana ha portato "30-40" persone migranti scortate da "90-100" poliziotti. Un'altra per un secondo trasferimento il 20 febbraio, questa volta con tappa intermedia a Palermo, e con gli stessi numeri. Spesa complessiva per i voli: oltre 200mila euro.
Pochi giorni dopo, il 23 e 24 febbraio, il Tavolo asilo e immigrazione – che raccoglie le principali associazioni del settore – insieme alla deputata del Pd Rachele Scarpa ha avuto accesso al centro di Gjader. Ha riportato che c'erano circa 90 persone al suo interno, il numero più alto dall'inizio delle operazioni. Ha sottolineato, peraltro, che non era chiaro con quale criterio queste persone fossero state selezionate.
Il Tavolo ha messo in evidenza il paradosso anche nel suo comunicato: "Finora, la maggior parte delle persone trasferite in Albania è stata poi riportata in Italia a seguito della presentazione di una domanda di asilo. Moltissime sono rientrate anche per la rivalutazione dell’idoneità al trattenimento per ragioni sanitarie. I rimpatri effettivamente eseguiti sono stati pochi e, in ogni caso, sempre successivi al ritorno delle persone in Italia".
Le normative europee, di fatto, fanno sì che chi si trova in un centro albanese e fa domanda d'asilo debba essere subito riportato in Italia. Il governo lo sa bene, e sa che tra poche settimane è in programma un'udienza alla Corte di giustizia europea, che deve chiarire proprio diverse questioni riguardanti i centri migranti costruiti in Albania. Eppure, non ha bloccato i trasferimenti, anzi.
In sintesi, quando una persona viene trasferita in Albania c'è un'altissima probabilità che venga fatta rientrare in Italia. Se se ne trasferiscono 70 in un colpo, la probabilità di uno stop dei giudici diventa quasi una certezza. E a quel punto Meloni e Fratelli d'Italia hanno nuovo carburante per la campagna referendaria. Che sia stata una mossa calcolata o una ‘felice' coincidenza, il governo si è procurato da solo i motivi per attaccare la magistratura.