A che punto sono i lavori dell’Unione europea per vietare gli stage gratuiti

Proseguono i lavori attorno alla direttiva in materia di tirocini con cui l'Unione europea intende disciplinare il sistema degli stage e contrastare le pratiche scorrette adottate da alcune aziende nei confronti dei giovani lavoratori. La scorsa settimana il Consiglio Ue ha approvato il testo e dato il via libera per i negoziati con il Parlamento europeo. La direttiva si propone di vietare i ‘finti tirocini', cioè quelli utilizzati per mascherare veri e propri rapporti di lavoro, lasciando però agli Stati membri ampi margini di flessibilità nel scegliere le modalità con cui adeguarsi alla normativa.
Gli Stati membri al Consiglio Ue per le politiche sociali hanno adottato il mandato sulla proposta per rafforzare le condizioni di lavoro dei tirocinanti che era stata presentata dalla Commissione Ue a marzo 2024. La bozza quindi, punta a impedire ai datori di lavoro di utilizzare i contratti di stage per nascondere dei rapporti di lavoro dipendenti, ovvero quelli che vengono definiti nel testo come "falsi" tirocini. Non rientrano invece, nell'ambito della direttiva nel campo dell'insegnamento e nelle politiche attive del mercato del lavoro, mentre si chiarisce che non viene imposto alcun obbligo agli Stati membri di introdurre un rapporto di lavoro specifico per i tirocini nei rispettivi ordinamenti. Assente nelle previsioni anche l'obbligo di retribuire i giovani che svolgono uno stage lavorativo.
"Un grande passo", lo ha definito Agnieszka Dziemianowicz-Bąk, Ministra per il lavoro, la famiglia e le politiche sociali della Polonia, a nome della presidenza di turno del Consiglio europeo. "Il Consiglio approva la direttiva sui tirocini, un'iniziativa volta a garantire condizioni di lavoro eque per i tirocinanti in tutta l'Ue. I giovani meritano tirocini sicuri e di qualità, reali opportunità di apprendimento e un'adeguata protezione", ha aggiunto.
Le critiche alla direttiva: "Non vieta gli stage gratuiti, delude i giovani"
La posizione adottata oggi dal Consiglio è stata fortemente criticata perché al suo interno manca un esplicito riferimento a vietare, a livello europeo, gli stage gratuiti. "È una grave occasione mancata. La posizione approvata non solo è generica: è profondamente insufficiente e sbilanciata. Limitarsi a contrastare i falsi tirocini riconosciuti come rapporti di lavoro dagli Stati Membri è miope. Lascia fuori l'80% delle esperienze di tirocinio reali che coinvolgono milioni di giovani in Europa", ha spiegato il capodelegazione del Pd nel Parlamento Europeo, Nicola Zingaretti. "Chiediamo un principio semplice ma radicale nella sua portata: ogni tirocinio deve essere un'opportunità formativa autentica, e non una zona grigia dove i diritti finiscono e lo sfruttamento comincia. La linea adottata dal Consiglio, che apre la porta a eccezioni da parte degli Stati membri e non fissa standard minimi, non solo mina l'efficacia della direttiva, ma rischia di generare una concorrenza sleale al ribasso tra Paesi, costringendo i giovani a ‘migrare' verso condizioni più dignitose". Il Parlamento Europeo, per Zingaretti, "ha ora una responsabilità enorme. Dobbiamo essere ambiziosi, determinati e coerenti. Nell'adozione della nostra posizione e poi nei triloghi, non possiamo accettare compromessi al ribasso. I tirocini devono essere un ponte verso il lavoro, non un vicolo cieco di precarietà e sfruttamento. Per questo, continueremo a batterci per una direttivaforte, inclusiva, con veri diritti e vere tutele. Il tempo delle mezze misure è finito. L'Europa non può più permettersi di voltare le spalle alle nuove generazioni", ha concluso.
Della stessa linea anche l'europarlamentare dei Verdi (Avs), Benedetta Scuderi. La posizione generale del Consiglio dell'Ue sui tirocini "suscita tanta rabbia: governi in stile Meloni mancano di rispetto a milioni di giovani lavoratrici e lavoratori, con un approccio restrittivo sullo scopo di una direttiva che dovrebbe vietare il fenomeno dei tirocini non pagati e tutelare i diritti di quanti fanno ingresso nel mondo del lavoro", ha dichiarato. "L'approccio degli Stati membri chiede in sostanza di escludere dal campo di applicazione della direttiva l'80% dei tirocini: resterebbero coperti, infatti, soltanto quelli sul mercato libero del lavoro, che così potrebbero diminuire ulteriormente per eludere la normativa. Questo vuol dire che la stragrande maggioranza dei tirocinanti, se non tutti, non si vedrebbe riconosciuto nessun diritto o regolamentazione, con differenze di trattamento ingiustificabili", ha aggiunto. "Il Consiglio dell'Ue aggira cosi' la richiesta del Parlamento europeo di avere un contratto obbligatorio che elenchi diritti e doveri per entrambe le parti, inclusi elementi come durata e retribuzione adeguata. Si preferisce parlare di rimborso spese, che in Paesi come l'Italia, a seconda della regione, o non è previsto o consiste in un contributo irrisorio".