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Che ne sarà dell'Europa? E non mi riferisco alla sola architettura attuale dell’Unione Europea a ventisette. Parlo del Vecchio Continente nella sua interezza geografica e storica, compresa la Gran Bretagna e quei paesi dell'Est non ancora integrati. Quella che per secoli è stata il fulcro della storia globale appare oggi, più che mai, come una periferia schiacciata tra imperi.
Due, principalmente: gli Stati Uniti e la Cina. Ma a questi si aggiungono attori regionali a vocazione globale come la Russia — potenza nucleare, dettaglio che non ci si può permettere di ignorare —, l'India, la Turchia e le monarchie del Golfo. Realtà che si sono affrancate dall'influenza europea, politica e militare, e che oggi si spartiscono le zone d'influenza a colpi di operazioni belliche e accordi commerciali, in uno scenario in cui la diplomazia tradizionale è stata interamente riscritta.
I volenterosi e la Groenlandia
L'Europa dei "volenterosi", riunitasi ieri, ha offerto uno spettacolo di mera facciata. Si parla ufficialmente di Ucraina, ma l'attenzione reale è tutta sulla Groenlandia. È la dimostrazione plastica di un continente stritolato: da una parte gli Stati Uniti di Trump, che hanno ribaltato le regole del gioco; dall'altra la Russia di Putin, che prosegue la sua invasione su vasta scala.
Il Baltico e l'Artico sono diventati i nuovi snodi cruciali. Il controllo militare di queste aree e le nuove rotte commerciali aperte dal cambiamento climatico stanno ridisegnando la geografia mondiale. Paradossalmente, mentre il clima muta radicalmente gli assetti, la questione ambientale è sparita dall'agenda di questi imperi, interessati solo a occupare e sfruttare i nuovi varchi strategici.
La Groenlandia è il perno di questa manovra. Ieri, i cosiddetti volenterosi hanno tentato timide aperture, ribadendo che l'isola è territorio europeo ma ammettendo la necessità di un quadro di sicurezza in "stretta collaborazione" con gli Stati Uniti. È stata l’ennesima concessione a Trump da parte dei vassalli di Bruxelles, Parigi e Londra. A questo coro si è unita Roma con la premier Giorgia Meloni, confermando una linea di subalternità politica condivisa con gli altri leader continentali.
Eppure, questo non è bastato a Washington. Il Presidente degli Stati Uniti ha respinto le mezze misure, dichiarando che la Groenlandia sarà più sicura sotto la diretta protezione statunitense. Una mossa che ignora i trattati precedenti e scavalca la diplomazia interna alla NATO, rilanciando le pretese americane sull'Artico senza compromessi.
I vassalli di Trump
Tuttavia, la debolezza strutturale dell'Unione Europea e la sua sottomissione emergono con ancora più gravità su un altro fronte: il Venezuela. Nessuna voce si è levata per contestare il blitz davanti agli inviati di Trump, Witkoff e Kushner. Nessuno ha denunciato il prelevamento di Maduro come un atto di pirateria internazionale compiuto da uno Stato sovrano.
Accettando silenziosamente queste azioni, le cancellerie europee hanno inferto un colpo mortale alla propria diplomazia. Hanno indebolito l'idea stessa di Europa, rendendola definitivamente non credibile, persino agli occhi del loro ex (e attuale) padrone, Donald Trump.