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È accaduto tutto in una notte. Con una rapidità che non lascia spazio a interpretazioni diplomatiche, gli Stati Uniti di Donald Trump hanno sferrato un attacco decisivo al Venezuela. I missili hanno colpito le basi militari strategiche, aprendo la strada a un’operazione di terra che si è conclusa con l'arresto, o per meglio dire il "rapimento" di Stato, di Nicolás Maduro. Il presidente venezuelano, insieme alla moglie, è stato prelevato e deportato negli Stati Uniti: la destinazione finale è New York, dove lo attende un processo per narcotraffico.
Questa azione risveglia i fantasmi della storia latinoamericana dei decenni scorsi: la memoria infatti corre immediatamente al 1989, all'operazione Just Cause a Panama, quando le truppe americane destituirono e catturarono Manuel Noriega. Ma l'ombra si allunga ancora più indietro, fino al drammatico 1973 cileno e alla caduta di Salvador Allende e all'inizio dell'era di Pinochet. La storia sembra ripetersi, ma con una ferocia rinnovata.
Il messaggio inviato dalla Casa Bianca è inequivocabile e va oltre i confini di Caracas. È un avvertimento diretto ai palazzi presidenziali dell'America Latina che hanno osato allontanarsi dall'orbita di Washington: la Colombia, il Nicaragua e il Brasile di Lula sono ora avvisati. L'autonomia politica, agli occhi di questa amministrazione, ha un limite invalicabile.
La minaccia è globale
Sarebbe però riduttivo leggere questo blitz solo in chiave regionale. L'avvertimento è globale e si rivolge alle potenze che coltivano interessi e visioni del mondo divergenti da quelle statunitensi, Cina e Iran in primis. Proprio su Teheran si addensano le nubi più scure: nei giorni scorsi, Trump aveva minacciato un intervento diretto qualora il regime iraniano avesse represso le manifestazioni di piazza in corso nella capitale; proteste che, non a caso, trovano il sostegno esplicito dello Stato di Israele.
Ciò che è accaduto in Venezuela, dunque, è la concretizzazione di quelle minacce. È la dimostrazione plastica che la "linea rossa" è stata tracciata. Siamo di fronte, ancora una volta, alla dottrina Monroe in cui la sovranità nazionale è subordinata all'allineamento con Washington. Questo colpo di Stato eterodiretto è un segnale a tutto il mondo: nell'era attuale, non è permesso andare contro il "monarca" Trump.