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Dal petrolio venezuelano a Minneapolis, forza militare all’estero e impunità in casa: la dottrina Trump

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Donald Trump non solo si crede padrone del mondo intero. Ma si comporta anche come tale. E la hybris trumpiana, la tracotanza e l’arroganza del presidente statunitense, non si ferma alla politica estera. Non si ferma al Venezuela, dove è stata gettata la maschera, rendendo chiaro quale fosse il vero obiettivo dell’intervento: non Maduro e un regime change, non la droga, ma il petrolio. Non si ferma alla Groenlandia, dove va in scena qualcosa che fino a un anno fa era semplicemente inimmaginabile, cioè lo scontro aperto e frontale tra due membri della Nato. No, questo parametro per cui vige la regola del più forte la adotta anche in politica interna: lo ha fatto con il caso della donna uccisa a Minneapolis, con un colpo di pistola sparato da un agente dell’ICE. C’è un video che mostra la dinamica, mostra l’abuso della forza e del potere. Eppure Trump descrive una realtà parallela, per proteggere il funzionario delle sue violente politiche anti migratorie: parla di legittima difesa, di un tentativo di ferire quell’agente. Poco importa se ci sono delle prove che dimostrano il contrario. Trump racconta un altro mondo, e in quel mondo cui conta solo ciò che decide lui.

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Petrolio venezuelano, Groenlandia, Minneapolis

L’oro nero, la Groenlandia, la donna uccisa dall’agente dell’ICE. Sono tutte questioni che potrebbero sembrare slegate le une dalle altre, ma che in realtà hanno una cosa in comune: quel cambio di paradigma nella visione del mondo avvenuto con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Al presidente statunitense non interessano minimamente le regole del gioco, che si tratti di diritto internazionale, di accordi tra Stati, di regole della comunità allargata. Quello che conta è quello che decide Trump, la realtà che descrive lui. L’intervento in Venezuela è illegale, è una violazione della sovranità di uno Stato, ma per Trump è legittimo per la lotta al narcotraffico e per riprendersi il petrolio che spetta agli Stati Uniti. La Groenlandia è un territorio autonomo che appartiene alla Danimarca, ma minacciare un’azione militare per Trump non è un’aggressione, piuttosto un’azione di sicurezza nazionale. Una donna viene freddata da un agente dell’ICE, ma per l'amministrazione statunitense era un’agitatrice e quindi si è trattato di legittima difesa.

Nessuno ferma Trump, nessuno gli chiede di rispondere delle sue azioni. Lui si autoalimenta di un potere illimitato e nessuno gli dice che non può farlo.

Il vero obiettivo in Venezuela: l'oro nero

Prendiamo l’esempio del Venezuela. Sono passati pochi giorni eppure già ora non si parla più di tanto del regime oppressivo di Maduro, né del narcotraffico. Si parla di petrolio, che è ciò che è sempre interessato a Trump. Non sembra nemmeno esserci più di tanto bisogno di mascherare le intenzioni: gli Stati Uniti hanno fatto sapere che i giacimenti petroliferi venezuelani verranno sfruttati da Washington e il denaro proveniente dalla vendita del greggio sarà gestito direttamente da Trump. Anche negli interessi del popolo venezuelano, dicono, ma non è chiaro come. Ah, e nel frattempo nel Paese governa ancora il partito di Maduro.

Presto il Venezuela comincerà a consegnare i suoi barili agli Stati Uniti e quel petrolio sarà venduto a prezzo di mercato, superando quindi le sanzioni. Non è chiaro se a Caracas sia stata data parola a riguardo o se ci siano delle basi legali per farlo, non che alla Casa Bianca importi. Il punto è che gli Stati Uniti vogliono il petrolio venezuelano, e se lo prendono. Nessuno fa nulla a riguardo. La portavoce del ministero degli Esteri cinese parla di un tipico "atto di bullismo all’americana", ma anche anche Pechino per ora rimane cauta e non si spinge oltre qualche dichiarazione.

L'abbordaggio alla petroliera battente bandiera russa

Delle dichiarazioni in queste ore sono arrivate anche dalla Russia, dopo che la petroliera battente bandiera russa, la Marinera è stata abbordata e sequestrata dalle forze militari statunitensi nell’Atlantico, tra la Scozia e l’Islanda, dopo un inseguimento durato settimane. Mosca parla di un atto di pirateria; Washington accusa di violazioni delle sanzioni statunitensi, in riferimento al trasporto di greggio iraniano e venezuelano. Che è appunto vietato da sanzioni e per ora – da quanto ha detto il segretario alla Guerra, Pete Hegseth, le cose resteranno così. Al di là ovviamente dei barili gestiti dagli Stati Uniti. La Marinera farebbe parte della flotta ombra russa, colpita appunto da sanzioni dal 2024.

Il caso della Marinera, che sarebbe partita quest’estate dall’Iran e poi avrebbe cambiato nome entrando nell’Atlantico e avrebbe dichiarato di navigare sotto bandiera russa proprio per sfuggire ai militari USA, non è l’unico. Anche un’altra nave, la Sophia, questa volta nei Caraibi, è stata fermata, sorpresa a viaggiare con barili di greggio venezuelano in stiva, e condotta a un porto statunitense.

Le intenzioni della Casa Bianca in Groenlandia

Insomma ora quell’operazione in Venezuela ci appare chiaramente per ciò che è stata: nessun regime change (tanto che appunto, la cricca di Maduro governa ancora), nessuna maxi operazione anti narcos (visto che militari USA sul suolo venezuelano non ce ne sarebbero), ma un modo per mettere le mani sul petrolio. Dobbiamo aspettarci qualcosa di simile in Groenlandia? La minaccia della forza militare per prendersi i suoi minerali e le sue terre rare? Per controllare le nuove rotte commerciali aperte nell’Artico a causa del cambiamento climatico?

Però questa volta, dall’altra parte non c’è un Paese intero che non vede l’ora che il presidente illegittimo venga prelevato. Dall’altra parte c’è un popolo che ha detto chiaramente di non voler far parte degli Stati Uniti. E poi, dall’altra parte c’è un Paese della Nato. Il segretario di Stato USA, Marco Rubio, ha detto che nonostante le minacce sull’uso della forza militare, non c’è in programma un’invasione imminente, che l’obiettivo sarebbe più che altro di comprare la Groenlandia. Ma da quando un Paese si può comprare dall’oggi al domani un territorio autonomo, parte di uno Stato sovrano?

Il punto è che per Trump non è nemmeno concepibile la possibilità di non poter fare qualcosa. È l’uomo più potente del mondo e ha tutte le intenzioni di comportarsi come tale. Anche perché non c’è nessuno che gli dica il contrario, non c’è nessuno che lo fermi, che si metta di traverso.

La hybris trumpiana

E questa hybris trumpiana si riflette poi anche all’interno del Paese. Con la sua base MAGA (nonostante questa stia vacillando negli ultimi mesi, soprattutto per il caso degli Epstein files) e con tutti quegli organismi speciali legittimati da Trump anche nelle politiche più controverse. Come gli agenti dell’ICE, l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione e delle frontiere. Sui social nell’ultimo anno non sono mancati i video di vere e proprie ronde, di caccia al migrante irregolare, di persone sbattute a terra e immobilizzate mentre andavano a fare la spesa o a prendere i figli a scuola. A Minneapolis ieri una donna è stata uccisa. Si chiamava Renee Nicole Good, aveva 37 anni.

Il caso Minneapolis

Un video mostra la dinamica di quanto è accaduto: si vedono degli agenti avvicinarsi alla sua auto e ordinarle di scendere. Ma la vettura prima arretra di poco e poi va avanti, come per allontanarsi. Un agente che stava di fronte al paraurti anteriore estrae l’arma e spara alcuni colpi diritto davanti a sé.

Trump sui suoi social ha scritto che la donna era molto agitata e opponeva resistenza, che ha investito volontariamente e con violenza l’agente, che è un miracolo che sia vivo. Ha scritto che ha sparato per legittima difesa. Le immagini mostrano una dinamica molto diversa.

Ma per Trump questo non conta. Conta la realtà che vuole dipingere lui, quella che è utile ai suoi interessi, funzionale ai suoi obiettivi. E in questa realtà non c’è spazio per sottostare a delle regole comuni, per una convivenza tra pari. In questa realtà c’è spazio solo per la legge del più forte.

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