Dopo 38 anni dall'omicidio di Piersanti Mattarella, la Procura di Palermo sarebbe in procinto di riaprire l'inchiesta. Alcuni elementi di prova raccolti nelle prime indagini sulla morte del fratello dell'attuale Capo di Stato, Sergio, verranno nuovamente esaminati. Si tratta di alcuni frammenti di targa rinvenuti due anni dopo l'attentato del 6 gennaio 1980 in un covo dei neofascisti in via Monte Asolone a Torino. Per l'omicidio dell'allora presidente della regione Sicilia, la Corte d'Appello di Palermo condannò come mandanti i numero uno di Cosa nostra, Totò Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci, bollando l'omicidio come delitto di mafia. Da sempre ignoti, invece, gli esecutori materiali, i due killer a bordo della 127.

Le indagini di Giovanni Falcone

Proprio alcuni frammenti di targa attribuibili alla Fiat 127 rubata utilizzata per quella domenica in via della Libertà, a Palermo, sono al centro dei nuovi accertamenti. I magistrati stabiliranno se i frammenti trovati nel covo degli eversivi di destra, siano veramente stati utilizzati per assemblare la targa con la quale venne camuffata l'auto. Se l'ipotesi venisse confermata accrediterebbe anche le dichiarazioni di quei pentiti di mafia secondo i quali per il delitto sarebbe stata reclutata una manovalanza dal contesto terroristico nero. Di tale avviso era anche l'allora procuratore aggiunto a capo delle indagini, Giovanni Falcone, che rinviò a giudizio Giusva Fioravanti, dei Nuclei Armati rivoluzionari (NAR) – poi, assolto – e sostenuta anche dal giudice Loris D’Ambrosio, proprio con riferimento alle targhe.

La pista nera e i dubbi

L'ipotesi di un coinvolgimento dei terroristi neri in un omicidio commissionato da Cosa nostra, tuttavia, ha sempre suscitato perplessità. Perché, infatti, la Cupola, il cui movente sarebbe stato quello di arrestare l'opera di moralizzazione delle amministrazioni pubbliche del governatore Mattarella, si sarebbe dovuta servire di killer prestati dal terrorismo? Se invece la mano che sparò gli otto colpi che uccisero l'onorevole il giorno dell'Epifania del 1980 fosse stata veramente di un terrorista dei Nar, tale circostanza potrebbe cambiare anche il contesto in cui l'omicidio è maturato. Non è escluso che l'erede di Aldo Moro (ucciso dalle BR due anni prima), tra i politici DC che avevano promosso il cosiddetto ‘compromesso storico‘ fosse inviso anche a quegli ambienti politici che osteggiavano l'avanzata del comunismo. Una lettura dell'omicidio Mattarella come ultimo atto della Strategia della Tensione che potrebbe trovare oggi delle conferme.