Paolo Savona, presidente della Consob, la Commissione nazionale per le società e la Borsa ed ex ministro per gli Affai europei, non è sembrato preoccupato per la procedura d'infrazione che a settimane potrebbe essere avviata a carico dell'Italia a causa dell'elevatissimo debito pubblico. Durante l'incontro annuale con i mercati, Savona ha affermato che "se la fiducia nel Paese è solida e la base di risparmio sufficiente, i livelli di indebitamento nell'ordine del 200% rispetto al Pil non contrastano con gli obiettivi economici e sociali perseguiti dalla politica". In altre parole i risparmi dell'Italia, che corrispondono a circa 16 trilioni di euro di attività finanziarie, sarebbero una garanzia della stabilità e salute economica del Paese. Questo nonostante i livelli del debito, oltre il 131% del Pil.

L'Italia è uno dei Paesi con la ricchezza privata più alta al mondo, un dato che cozza con l'elevato debito pubblico. Già qualche settimana fa Matteo Salvini, ospite a Bersaglio Mobile su La7, aveva fatto riferimento ai risparmi del Paese: "Chiedo semplicemente di usare in maniera diversa, con tempi e modi diversi la ricchezza italiana che c’è. La ricchezza italiana è ferma nei conti correnti e nel risparmio privato, facciamola usare, liberiamola". Affermazioni che non sembrano distanti da quanto dichiarato da Savona nella sua relazione. Il presidente Consob infatti ha continuato: "Per la comunità europea e globale l'Italia non rappresenta un problema finanziario, ma una risorsa alla quale molti Paesi attingono per soddisfare le loro necessità", in quanto "non assorbe flussi di risparmio dall'estero ma ne cede in quantità superiori al suo debito pubblico", e dispone dal 2013 di "flussi di risparmio in eccesso rispetto all'uso interno".

Per questo motivo, secondo Savona, "i sospetti sulla possibilità di insolvenza del nostro debito pubblico sono oggettivamente infondati". In un'allusione al Giappone, che presenta un debito superiore al 200% del Pil, ha quindi affermato: "La teoria e la ricerca non forniscono una risposta univoca sul legame ottimale tra il debito pubblico e il Pil. Ciò non significa che non esista un limite all'indebitamento, ma per garantirne la sostenibilità il suo saggio di incremento deve restare mediamente al di sotto del saggio di crescita del Pil. Se il criterio di razionalità indicato venisse accettato a livello europeo e fosse rispettato dalle autorità di Governo, si restituirebbe ai debiti sovrani, incluso quello italiano la dignità di ricchezza protetta che a essi attribuiscono giustamente gli investitori". L'ex ministro per gli Affari europei ha quindi parlato della necessità di azioni di "contrasto alla speculazione, che non di rado trova alimento nell'attitudine delle autorità a usarlo come vincolo esterno per indurre gli Stati membri a rispettare i parametri fiscali concordati a livello europeo". Si sarebbe così andata a creare, a quanto affermato da Savona, una distorsione delle realtà che sottolinea la necessità di rispettare i vincoli e le direttive europee, quando in realtà il punto fondamentale della questione risiede nella sostenibilità del debito. Per Savona, i giudizi sui conti pubblici italiani, che spesso "appaiono prossimi a pregiudizi", non tengono quindi conto "dei due pilastri che reggono la nostra economia e società: la forza competitiva delle nostre imprese sul mercato globale e il nostro buon livello di risparmio". Due elementi che, secondo il professore ottantunenne, renderebbero innocuo il gigantesco debito pubblico italiano.