“Mi ha infamato G.” Sono state queste le ultime parole di Manuel Careddu, 18 anni, di Macomer, in Sardegna, ucciso dai suoi cinque amici per un presunto debito di droga lo scorso 11 settembre. Il quotidiano La Nuova Sardegna pubblica oggi stralci degli interrogatori dei ragazzi del branco, arrestati per il delitto del lago Omodeo. Sono tutti accusati di occultamento di cadavere oltre che di omicidio premeditato. La ragazza di cui parla Manuel è la minorenne – attualmente in un carcere minorile del Lazio – fidanzata con Christian Fodde, il 20enne di Ghilarza (Oristano) che per l’accusa avrebbe materialmente compiuto l’omicidio. Nell’interrogatorio avvenuto a metà ottobre dopo l’arresto, davanti al procuratore di Oristano, Ezio Domenico Basso, al sostituto Andrea Chelo e ai carabinieri, il giovane ricorda di aver attirato in una trappola Manuel e poi di averlo colpito con una piccozza che aveva tenuto nascosta sotto la felpa. “Non urlava – confessa Fodde -, Riccardo (Carta, ndr, uno degli arrestati) ha tenuto Manuel a terra, io ho chiesto a C. (il minorenne arrestato, ndr) di legarlo ma lui non l’ha fatto. Si è rifiutato, poi l’ho colpito con la pala che avevo preso dal cassone della moto Ape di Riccardo. L’ho colpito solo io, più volte, ho chiesto a C. di colpirlo ma non lo ha fatto”.

Il corpo seppellito in un terreno

Il corpo è stato quindi avvolto dentro un telone e trascinato via sino per poi essere seppellito ad una profondità di circa 20 centimetri dal suolo in un triangolo di territorio, tra Ghilarza, Aidomaggiore e Abbasanta, un terreno roccioso nel quale aveva lavorato lo stesso Fodde, e vicino al quale vi sono altri appezzamenti della famiglia dello stesso ragazzo arrestato, in località Padru, accanto ad un sentiero che costeggia la strada tra Ghilarza e Domusnovas Canales. Lì è stato rinvenuto un mese dopo l'omicidio.

Le indagini e gli arresti dei ragazzi

La chiave delle indagini sono state sicuramente le intercettazioni a bordo dell'auto grazie alla microspia piazzata per indagare su un altro omicidio. Secondo quanto ricostruito, Christian Fodde con due minorenni – tra cui la ragazzina che avrebbe organizzato l’omicidio – avrebbero convinto Careddu ad andare in un luogo appartato nei pressi del lago Omodeo per ricevere dei soldi che pretendeva dalla 17enne per alcuni spinelli non ancora pagati. “Dopo circa 24 minuti di percorrenza dalla stazione di Abbasanta – si legge nel provvedimento della Procura – i soggetti girano nei pressi del lago Omodeo, Fodde scende dal veicolo e chiama un'altra persona, la quale fa scendere Manu (la vittima) dall'autovettura dicendo di andare a prendersi personalmente i soldi”. La microspia – scrivono gli inquirenti nell'ordinanza di fermo – capta i dialoghi, ma soprattutto i rumori di attrezzi metallici (tra cui la picozza), quelli che presumibilmente sarebbero stati usati per uccidere Manuel. Ma soprattutto registra la tensione del gruppo. Dopo l'omicidio, Fodde e i due minori si dirigono al lago: “C’ho il suo telefonino – dice Fodde – gli faccio sparire tutto, non posso tenerlo in tasca”.  Poi il 20enne intima al gruppetto di tenere la bocca cucita: “Oh, non si parla di un caz…e di niente… niente… solo io”.

Il processo per l'omicidio di Manuel

Il processo si aprirà il prossimo 10 giugno. Oltre a Fodde e Carta, compariranno davanti ai giudici della Corte d'Assise di Cagliari, Matteo Satta. Per i due minorenni invece la data del processo è il 10 settembre, i due diciassettenni (difesi dagli avvocati Gianfranco Siuni e Giancarlo Frongia) compariranno davanti ai giudici del Tribunale minorile di Cagliari. Intanto un altro giovane, Nicola Caboni, coinvolto successivamente nelle indagini perché aiutò il branco a nascondere il corpo, ha patteggiato una pena di quattro anni per soppressione di cadavere.