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Violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta)
14 Novembre 2021
12:24

Violenze a Santa Maria, chiesto rinvio a giudizio per 108 tra agenti e funzionari del carcere

Sono 108 le richieste di rinvio a giudizio per le violenze sui detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere avvenute il 6 aprile 2020.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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Violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta)

La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha chiesto il rinvio a giudizio per 108 persone tra agenti penitenziari e funzionari dell'amministrazione, per le violenze nel carcere cittadino nei confronti dei detenuti. Per altre dodici persone indagate è stata chiesta l'archiviazione, ma rischiano comunque una condanna a pena pecuniaria per non avere denunciato quanto stava accadendo nel carcere sammaritano. L'udienza preliminare di quello che sembra essere un lungo iter giudiziario avverrà mercoledì 15 dicembre alle 9.30 presso le aule del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Le accuse sono quelle, a vario titolo, di tortura, lesioni, abuso di autorità, falso in atto pubblico e cooperazione nell'omicidio colposo di un detenuto algerino.

Le violenze sui detenuti del 6 aprile 2020

La vicenda è emersa solo mesi dopo essere avvenuta, e si riferisce al 6 aprile 2020, quando mezzo mondo era in lockdown per la pandemia da Coronavirus. In quella data, alcuni detenuti protestarono per le restrizioni imposte come misura di prevenzione dal Covid e scoppiò una rivolta che poi venne sedata solo in tarda notte. Poi nei giorni successivi si iniziò a parlare di presunte violenze, quando un detenuto uscito per fine pena aveva diverse ferite sulla schiena, segni di calci e manganellate. Ma solo quando le indagini vennero concluse, portando ad avvisi di garanzia verso i poliziotti, con annessi video delle violenze diffuse ai media, che si scatenò l'ondata di sdegno popolare.

La morte di un detenuto

Tra le vicende emerse e ricollegate alla vicenda, c'è anche la morte di un detenuto del carcere di Santa Maria Capua Vetere, deceduto circa un mese dopo il giorno dei pestaggi. Per la Procura si sarebbe trattato di "morte come conseguenza di altro reato", ovvero per le violenze e le successive mancate cure, anche se poi il gip non ha successivamente accolto questa tesi optando per quella del suicidio con massiccia assunzione di farmaci.

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