Non riusciva a raccontare l'incubo che stava vivendo, l'unico modo che aveva per manifestare la propria sofferenza era spogliarsi, davanti a tutti. Un comportamento bollato come legato alla sua disabilità, fin quando una delle insegnanti non se ne è interessata e ha segnalato la situazione al sindaco. La verità è emersa successivamente, coi colloqui con gli psicologi: la ragazzina, 13 anni, era vittima di abusi sessuali in famiglia. A distanza di un anno sono arrivate le manette per il padre, incastrato dalle indagini: nei suoi confronti il gip di Avellino ha emesso un provvedimento di custodia cautelare in carcere per il reato di violenza sessuale aggravata.

La storia comincia un anno fa e arriva da un complesso di edilizia popolare di un piccolo comune dell'Avellinese di circa 1500 abitanti. La ragazzina, disabile con problemi anche nella comunicazione, non era in grado di esprimersi correttamente. Il suo grido di aiuto era in quei comportamenti difficili da decifrare: si spogliava davanti a tutti, in strada, in classe, anche negli uffici comunali. Un modo per richiamare l'attenzione che era stato colto da una insegnante, che si era rivolta al Sindaco. Il Primo Cittadino aveva fatto intervenire i servizi sociali e la bambina era stata sottratta alla famiglia e affidata a una struttura protetta. E già allora c'era stata una rappresaglia: il padre e il nonno della 13enne avevano affrontato il sindaco e lo avevano minacciato con una zappa.

Sulla scorta delle segnalazioni dell'insegnante erano state avviate anche le indagini dei carabinieri della stazione locale: la donna aveva notato degli evidenti regressi della bambina, che non parlava più e si esprimeva a gesti, e dopo aver chiesto aiuto per fare luce sulla situazione aveva organizzato una raccolta di firme e si era rivolta alla Procura. Tutta la storia è emersa dopo, quando la ragazzina è riuscita, gradatamente, a comunicare con gli psicologi e gli esperti dell'Arma dei carabinieri che, insieme al magistrato, hanno ricostruito la vicenda, individuando le responsabilità del padre. Gli abusi, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avvenivano nell'abitazione popolare dove la ragazzina viveva insieme ai genitori, ai nonni e ai fratelli.