Uccise il marito con 189 coltellate a Napoli: le figlie parte civile, processo slitta a novembre

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A cura di Nico Falco
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Ciro Rapuano e Lucia Salemme
Le figlie di Lucia Salemme e Ciro Rapuano si sono costituite parte civile al processo che vede imputata la madre, accusata di avere ucciso il marito con 189 coltellate.

Si aprirà il prossimo 5 novembre, davanti alla Corte di Assise di Napoli, il dibattimento del processo sulla morte di Ciro Rapuano, ucciso dalla moglie Lucia Salemme con quasi 200 coltellate mentre dormiva nella loro abitazione in zona Forcella, nel centro di Napoli. Questa mattina c'è stata la costituzione di parte civile: sono state ammesse le due figlie della coppia, una delle quali presente in casa al momento dell'omicidio e l'altra non convivente (quest'ultima assistita dall'avvocato Andrea Ladogana). L'imputata, difesa dall'avvocato Riccardo Marco Pinto, risponde di omicidio volontario, con le aggravanti della premeditazione, di avere agito in danno del coniuge, della crudeltà e della minorata difesa

Questa mattina all'udienza erano presenti anche i fratelli e sorelle di Capuano, nessuno di loro si è però costituito parte civile. Lo slittamento si è reso necessario per l'assenza del presidente. A novembre, con l'avvio del dibattimento, saranno ascoltati 5 operatori della polizia giudiziaria, i primi a entrare nell'abitazione subito dopo l'omicidio. Secondo quanto appurato nel corso di autopsia e consulenza disposta dalla Procura di Napoli, Rapuano è stato raggiunto da 189 coltellate; le più profonde sono una ventina, e sarebbero queste ad avere causato la morte dell'uomo, mentre le altre sono classificate come tagli. Al momento dell'omicidio, oltre a una delle figlie, era presente anche la nipotina. L'inchiesta è affidata alla Squadra Mobile e coordinata dai magistrati della sezione "fasce deboli" della Procura di Napoli.

Dagli accertamenti sono emersi diversi elementi a carico della donna, che hanno portato anche alla contestazione dell'aggravante della premeditazione. Ma è stata documentata anche una precedente aggressione, precedente di qualche ora: una telecamera presente in casa ha ripreso, nei primi 25 minuti del 4 settembre 2025, Rapuano che tenta di strangolare la moglie stringendole le mani al collo e ha carpito la frase "Vuoi vedere come si muore subito?". I contrasti sarebbero riconducibili ad una grossa somma di denaro presente in casa, circa 400mila euro, in parte spesa dalla figlia minore in abiti e accessori di lusso.

Successivamente, alle 2.18 dello stesso giorno, le ultime immagini disponibili: una figura femminile, per gli inquirenti compatibile con Lucia Salemme, che stacca la corrente della telecamera, che riprenderà a funzionare soltanto alle 4.35, quando la Polizia di Stato è già in casa. Gli agenti erano arrivati a seguito della segnalazione della Salemme, che aveva chiamato il 113 dicendo di avere ucciso il marito reagendo alle violenze: "Venite che mio marito mi ha aggredito e io ho aggredito lui". Per gli inquirenti, però, la versione della legittima difesa non è sussistente.

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