Ucciso dalla moglie con 189 coltellate a Napoli: inizia il processo, contestata la premeditazione
Omicidio volontario, con le aggravanti della premeditazione, di avere agito in danno del coniuge, della crudeltà e della minorata difesa: sono i reati contestati a Lucia Salemme, accusata di avere ucciso con 189 coltellate il marito, Ciro Rapuano, nella loro abitazione nel centro di Napoli, in zona Forcella. Il processo partirà il prossimo 10 settembre, presso la Corte di Assise di Napoli (Terza Sezione); la donna è difesa dall'avvocato Riccardo Marco Pinto, mentre la figlia non convivente, costituitasi parte civile, è assistita dall'avvocato Andrea Ladogana.
L'omicidio risale alla notte del 4 settembre 2025. La donna, all'epoca 58 anni, ha colpito il marito nella loro camera da letto; il delitto sarebbe stato scoperto da un'altra figlia, che sarebbe arrivata, però, quando il padre era già morto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Lucia Salemme avrebbe agito con premeditazione, come si legge nel capo di imputazione: avrebbe atteso che il marito si addormentasse, per poi prendere due coltelli, disattivare la telecamera di sorveglianza interna e scagliarsi su di lui, mentre era disteso sul letto.
Nelle prime fasi la donna aveva raccontato di essere stata aggredita e di avere reagito. Secondo la versione che aveva all'epoca fornito agli inquirenti, era stato Rapuano a colpirla, provocandole una ferita sul braccio, e lei aveva afferrato un secondo coltello, che era nascosto sotto il cuscino e che avrebbe notato durante la colluttazione. Una ricostruzione che si scontra con quella degli inquirenti, secondo i quali l'uomo stava dormendo e la donna lo ha aggredito con i due grossi coltelli. Arrestata nell'immediato, Lucia Salemme era stata portata nel carcere di Secondigliano.