Gelsomina Verde, uccisa dalla camorra a 21 anni: chiesta conferma della condanna a 30 anni ai due imputati
La Procura generale di Napoli ha chiesto la conferma della condanna a 30 anni di carcere inflitta a Pasquale Rinaldi, alias ‘o Vichingo, e a Luigi De Lucia per l'omicidio di Gelsomina Verde, la 21enne uccisa dalla camorra nel 2004 e il cui corpo venne rinvenuto bruciato nella sua automobile; la sentenza era stata inflitta al termine di un processo con rito abbreviato dal gup Valentina Giovanniello. I due imputati, arrestati il 27 luglio 2023, sono ritenuti componenti del commando che assassinò la ragazza, sequestrata e torturata dai camorristi che la ritenevano in possesso di informazioni su un rivale con cui tempo prima aveva avuto una relazione.
Presenti in aula, questa mattina, 10 settembre, la madre di Gelsomina, Anna Lucarelli, e il fratello, Francesco Verde, e gli avvocati tra cui Gianmario Siani, legale della fondazione Polis, e Liana Nesta, che assiste i parenti stretti della vittima. Nel corso dell'udienza di oggi la madre della ragazza si è scagliata contro gli imputati, presenti in videoconferenza, ed è stata accompagnata all'esterno del tribunale.
La ragazza è stata uccisa il 21 novembre 2004, nel corso della prima faida di Scampia, durante lo scontro armato che ha visto contrapposti il clan Di Lauro e gli Scissionisti, ovvero gli Amato-Pagano. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, è stata prelevata e portata nel luogo dove poi è stata uccisa da tre persone; una di queste si sedette sul lato passeggero dell'automobile della ragazza e Rinaldi e De Lucia, in possesso dell'arma usata per il delitto, seguirono la vettura; come esecutore è stato condannato Ugo De Lucia, cugino di Luigi. Il commando voleva sapere quale fosse il nascondiglio di Gennaro Notturno, detto ‘o Sarracino, e credeva, erroneamente, che Gelsomina fosse a conoscenza di quelle informazioni.