Turni, ferie programmate e vigilanza: il sistema droga di “Tonino 111” a Secondigliano

Regole rigide anche su turni e ferie, prezzi concorrenziali per attirare e fidelizzare la clientela, e anche un servizio di "controvigilanza" per tenere sotto controllo i poliziotti che stavano indagando: funzionava come un'azienda, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la piazza di spaccio di cocaina che sarebbe stata gestita da Antonio Bruno, alias "Tonino 111", nel rione Berlingieri. E questo sistema di gestione si sarebbe rivelato vincente: il giro d'affari stimato è di 280mila euro l'anno, e la piazza di spaccio sarebbe stata attiva per trenta anni.
L'organizzazione è stata smantellata con 11 arresti nel blitz eseguito ieri mattina, 17 marzo, dai poliziotti del commissariato di Secondigliano; gli indagati sono accusati anche di essere legati al gruppo che sarebbe guidato da Luigi Carella, alias Giggino ‘a Gallina, ritenuto una propaggine del clan Licciardi nel rione Berlingieri e che avrebbe fornito la cocaina da vendere. Punto di vendita, in via Monte Faito, nei pressi di alcuni giardinetti che venivano usati anche per nascondere la merce, sia in pacchetti sia in dosi.
L'attività di spaccio avveniva con modalità stanziale, ovvero con lo spacciatore che attendeva i clienti sul posto, in strada, o dalla propria abitazione nelle ore notturne; il gruppo era però organizzato anche per il delivery, avviato in particolare dopo l'arresto di uno dei pusher di maggiore esperienza. E l'imperativo era: restare sempre a disposizione della clientela. Tanto che, in una conversazione intercettata dagli inquirenti, quello che viene individuato come uno degli spacciatori di maggiore esperienza, discute con la moglie, che si lamenta del fatto che i "datori di lavoro" non gli concedano delle ferie.
Delle difficoltà, è emerso dalle indagini, ci sono state quando lo stesso spacciatore è stato arrestato: gli altri hanno tentato di sostituirlo, ma il giovane è stato "licenziato" dopo appena una settimana perché ritenuto non idoneo al ruolo e c'era la possibilità che venisse facilmente individuato dalle forze dell'ordine.
L'ordinanza descrive la piazza di spaccio come sostanzialmente autonoma, anche se assoggettata all'obbligo di acquistare gli stupefacenti dal gruppo legato al clan della Masseria Cardone; secondo le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, il gruppo di "Tonino 111" sarebbe attivo da parecchi anni e, di volta in volta, avrebbe versato una quota al clan dominante per la prosecuzione dell'attività. In un periodo avrebbe versato 4mila euro alla settimana al clan della Vanella Grassi, accordo che successivamente sarebbe stato modificato: visto il grosso giro, il gruppo di camorra avrebbe imposto la spartizione dei guadagni. Secondo un altro collaboratore, invece, i ricavi sarebbero stati divisi in tre: 50% al gestore e altre due quote del 25% alla Vanella Grassi e ai Licciardi.