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Trapianto col cuore bruciato, la relazione di Bolzano: “Criticità nel team di Napoli”

Nella relazione dell’Alto Adige sul trapianto fallito a Napoli vengono evidenziate tre criticità, sarebbero tutte riconducibili alla equipe dell’ospedale Monaldi.
A cura di Nico Falco
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Nelle fasi del trapianto del cuore "bruciato" al bimbo di Nola sarebbero emerse diverse criticità, tutte relative al team dell'ospedale Monaldi: è quello che, in sostanza, viene sostenuto nella relazione dell'Alto Adige, che di fatto attribuisce tutte le responsabilità all'equipe arrivata da Napoli col compito di prelevare il cuore. E non menziona uno dei particolari più importanti di questa storia: il ghiaccio secco, quello che, secondo i sanitari napoletani, sarebbe stato fornito proprio dall'equipe dell'ospedale di Bolzano al posto di quello naturale, e che avrebbe danneggiato irrimediabilmente l'organo.

La relazione dell'Alto Adige sul trapianto fallito

Si tratta, naturalmente, di una relazione "di parte", e dovranno essere la Procura di Napoli e gli ispettori del ministero della Salute a stabilire se, al contrario, ci sono responsabilità anche dei dipendenti della struttura di Bolzano in cui il cuore è stato prelevato il 23 dicembre scorso, il giorno in cui sono state avviate le procedure per il trapianto a Napoli.

La relazione, di cui oggi il quotidiano Repubblica riporta degli stralci, è firmata da Michael Mayr, direttore del dipartimento delle Salute della Provincia autonoma. Si parte da una premessa: "l'atto chirurgico del prelievo, la perfusione, la conservazione, il confezionamento e il trasporto degli organi sono di esclusiva competenza e responsabilità dei rispettivi team di prelievo". Ovvero: sono tutte procedure la cui responsabilità è delle equipe che arrivano dalle strutture dove si trovano i pazienti da trapiantare, mentre a Bolzano si fanno soltanto donazioni.

In questo caso c'è stata un'eccezione: una equipe dell'ospedale di Innsbruck, col quale l'Alto Adige collabora attraverso una rete di trapianti europei, si è occupata del prelievo del fegato per un loro paziente e dei reni destinati a pazienti di Roma e Padova. Per questi altri trapianti, è scritto nella relazione, il feedback è stato rapido: sono andati tutti bene; per quello effettuato a Napoli, invece, l'esito inizialmente non sarebbe stato chiaro e successivamente il Monaldi avrebbe comunicato "che il cuore sarebbe stato trapiantato e successivamente espiantato per disfunzione primaria dell’organo".

Le criticità dell'equipe napoletana

Nella relazione vengono identificate tre criticità, che sarebbero, appunto, tutte a carico dell'equipe arrivata da Napoli. Una si sarebbe verificata durante la procedura chirurgica, con un "drenaggio insufficiente durante la fase di perfusione, con conseguente massiva congestione di fegato e cuore, che ha richiesto un intervento correttivo emergente da parte del team di Innsbruck". Successivamente, riporta Repubblica, ci sarebbe stata "incertezza in merito alla gestione dell'anticoagulazione".

E la terza criticità riguarderebbe la dotazione della equipe napoletana, che si sarebbe rivelata incompleta. I sanitari del Monaldi avrebbero chiesto sacche e contenitori, forniti dalla sala operatoria di Bolzano e dal team di Innsbruck. Non viene però menzionato il ghiaccio secco, che, secondo quanto dichiarato nell'audit dell'ospedale napoletano, sarebbe stato fornito dalla struttura di Bolzano e avrebbe compromesso l'organo, provocandone il congelamento: quando i medici l'hanno tirato fuori dal contenitore termico, sarebbe stato inglobato in un blocco di ghiaccio.

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