Toglie il microchip dalla carta di identità, denunciato ad Avellino: le rimozioni contro i “tracciamenti”

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A cura di Nico Falco
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I carabinieri hanno denunciato un 28enne di Baiano (Avellino): aveva rimosso il microchip della carta di identità. L’episodio mette in luce un trend riscontrato a livello nazionale.

Su quella carta di identità il microchip era scomparso. Non si era staccato accidentalmente, era stato proprio tagliato via, di proposito, per impedire la corretta lettura dei dati biometrici e digitali contenuti nel supporto. Una modifica che può sembrare di poco conto, ma che ha fatto finire nei guai un 28enne della zona di Baiano, in provincia di Avellino: ha reso il documento formalmente contraffatto ed è stato di conseguenza denunciato per il reato di falsità materiale.

Il giovane è stato controllato dai carabinieri della stazione di Baiano durante un servizio di routine in strada; la carta di identità elettronica (Cie) è stata sottoposta a sequestro. L'episodio mette in luce quello che l'Arma definisce "un nuovo e preoccupante trend rilevato a livello nazionale". Non si tratta, infatti, di un caso isolato: è una pratica che sta prendendo piede, in tutta Italia, tra persone che in questo modo tentano di evitare l'identificazione digitale e aggirare i controlli automatizzati, ostacolando i sistemi di verifica presso aeroporti, banche o uffici pubblici che richiedono al scansione della componente elettronica.

E, in molti casi, per trovare i motivi si deve scavare (e nemmeno troppo) nella galassia complottista: secondo una delle teorie che si è diffusa negli ultimi anni, infatti, il microchip del documento servirebbe a effettuare un "tracciamento" digitale; da qui, la soluzione: rimuoverlo, per evitare che i propri dati finiscano nelle mani del Governo o chissà di chi altri. Si tratta, inutile dirlo, di una teoria senza fondamento e che segue la scia di un'altra molto in voga (e altrettanto campata in aria): l'impianto di microchip sotto la pelle per controllare i cittadini.

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