Benevento, dolore e incredulità per l’omicidio-suicidio: “I fratelli Licciardi erano parte integrante di Apice”
Le auto rallentano, alla fine della provinciale, nella rotonda in cui comincia Apice, col corso Italia. Gli sguardi si spingono oltre quella siepe, gli occhi restano incollati sul cancello: oggi ci sono i sigilli, una lunga striscia bianca e rossa, sopra c'è scritto "carabinieri". Dietro, oltre il cortile, c'è l'hotel ristorante Licciardi. Lo conoscono tutti. Come luogo di festa, di felicità. E, da ieri, come teatro di una tragedia familiare che nessuno si sarebbe aspettato: i tre gestori, i fratelli Gianni, Donato e Franco, uccisi a colpi di pistola. Attualmente i corpi dei tre sono nell'ospedale San Pio di Benevento, in attesa dell'autopsia, già disposta dalla Procura; dopo gli esami autoptici verranno restituiti ai familiari per i funerali.
Si sarebbe trattato, secondo gli inquirenti, di un omicidio-suicidio: Giancarlo (detto Gianni) Licciardi, 65 anni, avrebbe impugnato la sua pistola, una calibro 9 regolarmente detenuta, e avrebbe sparato prima contro Franco, 61 anni, e poi contro Donato, 56 anni, uccidendo entrambi sul retro dell'attività; poi si sarebbe suicidato, usando quella stessa arma che è stata rinvenuta accanto al cadavere, in un deposito vicino alla piscina.
Ci sarebbe stato un litigio relativo alla gestione dell'hotel ristorante, da qualche tempo gestito solo da Gianni; gli altri due fratelli si erano dedicati ad altro: organizzavano gli eventi nel Castello dell'Ettore, ad Apice Vecchio, tra cui i mercatini di Natale, che ogni anno richiamano nel borgo abbandonato decine di migliaia di visitatori. Il motivo potrebbe essere stata la scelta di cedere l'attività, che non avrebbe visto concordi i tre. Ma c'è un altro particolare che gli inquirenti stanno considerando, e che potrebbe essere legato alla tragedia: negli ultimi tempi Gianni Licciardi stava facendo fronte a gravi problemi di salute di una persona cara, e questo potrebbe avere contribuito ad un crollo.
Le vere ragioni non sono ancora chiare e, forse, non lo saranno mai. Ma oggi ad Apice è il giorno dell'incredulità, oltre che del dolore. "In questo momento dobbiamo stringerci alle loro famiglie – racconta a Fanpage.it il sindaco di Apice, Angelo Pepe – Gianni, Donato e Franco erano miei amici. Amici veri. Voglio ricordare la loro memoria per quello che sono stati e per il loro contributo alla crescita della nostra comunità. Hanno portato tanto lustro ad Apice, tra l'hotel e il Castello dell'Ettore, erano parte integrante del tessuto socio economico. Vorrei ricordarli per quelli che sono stati e non per questo gesto estremo che non trova giustificazioni e che non può, però, annullare la loro esistenza e quello che hanno dato. Ora dobbiamo stringerci intorno alle loro famiglie".
Il racconto del Sindaco è lo stesso delle decine di commenti comparsi sotto i post sui social che parlano della tragedia. È un coro unanime: nessuno si sarebbe mai aspettato una cosa del genere ad Apice, tantomeno che avrebbe coinvolto tre imprenditori che, nel piccolo comune di poco più di 5mila abitanti, conoscevano tutti. Una storia, quella della famiglia Licciardi, profondamente legata alla zona: gestivano da decenni quell'hotel ristorante e dagli anni Novanta, quando era passata nelle mani dei tre fratelli, l'attività si era consolidata ed era diventata, ancora di più, un punto di riferimento. Non solo per chi veniva da altri comuni per festeggiare ricevimenti, ma anche per chi ad Apice ci ha sempre abitato. "Tutti siamo passati di lì – scrive una ragazza del posto – chi come cameriere, chi come lavapiatti. Tutti ricordiamo Gianni, Donato e Franco. Erano persone eccezionali".