Il Tocilizumab, il cosiddetto "farmaco anti-Covid-19", la cui notorietà è esplosa nei giorni del contagio più esteso da Nord a Sud, anche grazie al lavoro del medico oncologo Paolo Antonio Ascierto, non è il farmaco "miracoloso" che molti speravano che fosse. A dirlo, con molta onestà, è lo stesso medico napoletano in un post su Facebook, comunicando gli aggiornamenti sui risultati dello studio clinico su Tocilizumab (che commercialmente è noto anche come Actemra e RoActemra) nel trattamento degli effetti associati alla polmonite da Covid-19. Ascierto fu uno dei primi ‘sponsor' dell'uso di questo prodotto nella cura del Covid-19, accendendo molte speranze in merito (ma sempre chiarendo che sarebbe stata necessaria la trafila di sperimentazione necessaria, anzi indispensabile).

Al momento parliamo di studi di "fase 3", quelli, per intenderci che per ammissione dello stesso Ascierto, "rimangono sempre i più importanti per dimostrare l'efficacia di un farmaco". L'Agenzia del Farmaco definisce così la Fase 3 della sperimentazione su un farmaco:

Il farmaco quanto è efficace? Ha qualche beneficio in più rispetto a farmaci simili già in commercio? E qual è il rapporto tra rischio e beneficio? A tutte queste domande si risponde con lo studio di fase 3 (o terapeutico-confermatorio). In questo caso non sono più poche decine i pazienti “arruolati”, ma centinaia o migliaia. L’efficacia del farmaco sui sintomi, sulla qualità della vita o sulla sopravvivenza è confrontata con un placebo (sostanza priva di efficacia terapeutica), con altri farmaci già in uso, o con nessun trattamento.

Ebbene, per quel che concerne il farmaco immunosoppressore il CoVacta, lo studio di fase III, su scala mondiale, ha valutato l'efficacia dell'utilizzo del Tocilizumab confrontato con il placebo (cioè la terapia priva di principi attivi). E , spiega  Paolo Ascierto, purtroppo «non ha dimostrato un vantaggio statisticamente significativo nel ridurre la mortalità a 4 settimane e nel miglioramento clinico nei pazienti con COVID-19».

«Le persone in tutto il mondo stanno aspettando ulteriori opzioni terapeutiche efficaci per il Covid-19 e siamo delusi dal fatto che CoVacta non abbia dimostrato un beneficio per i pazienti in stato clinico o mortale alla quarta settimana. Continueremo a generare prove per fornire una comprensione più completa di Actemra (uno dei nomi con cui è commercializzato Tocilizumab ndr.) nella polmonite associata a Covid-19», ha affermato Levi Garraway, responsabile medico e capo dello Sviluppo globale dei prodotti della casa farmaceutica Roche.

Tuttavia non è tutto negativo e non è tutto perduto, secondo l'oncologo partenopeo, che aggiunge:

Tuttavia, lo studio riporta anche che il tempo di dimissione nei pazienti trattati con tocilizumab risulta essere inferiore. Questo dato potrebbe indicarci che esiste un sottogruppo di pazienti che potrebbe comunque beneficiare del trattamento con tocilizumab. La chiave potrebbe essere in alcuni biomarcatori.

Purtroppo spiega il medico ricercatore, in questi studi, come il CoVacta, non sono noti i valori di alcuni biomarcatori che possono permetterci di individuare i pazienti che potrebbero trarre beneficio dal farmaco, quali ad esempio i valori basali di IL-6, PCR, Ferritina, D Dimero. In parole povere: ci sarebbe un sottogruppo di persone col Covid che potrebbe comunque beneficiare della terapia con questo farmaco (usato già con successo nel trattamento dell"artrite reumatoide).

Ulteriori informazioni potrebbero arrivare dai risultati di altri studi di fase III che stanno valutando l'efficacia di tocilizumab quali l'EMPACTA e il REMDACTA che ne valuta l'efficacia in associazione con l'antivirale Remdesivir.