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Covid 19

Svelato a Napoli quanto sopravvive il Covid: il virus resiste per periodi più lunghi sulle superfici non porose

Un team di 15 ricercatori della Federico II ha lavorato mesi per mappare la sopravvivenza del Sars-CoV-2 sui materiali. Sono stati testati vetro, plexiglass, cartone e allumini, ma per gli esperti le mutazioni modificano le caratteristiche del virus.
A cura di Vincenzo Piccolo
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Uno studio condotto da CEINGE Biotecnologie Avanzate e l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (Izsm) ha svelato quanto a lungo il virus Sars-CoV-2 può sopravvivere sulle superfici, fornendo importanti informazioni sulle vie di trasmissione indirette del COVID-19.

I ricercatori, guidati da Franco Salvatore del CEINGE e Giovanna Fusco dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, hanno scoperto che le superfici porose hanno una minore capacità infettante rispetto a quelle non porose. Questo significa che le superfici porose assorbono il virus e non sono efficaci veicoli di contagio per gli esseri umani. D'altra parte, il virus può persistere per periodi più lunghi sulle superfici non porose, aumentando così la sua capacità infettante nel tempo.

Lo studio ha coinvolto due varianti del virus Sars-CoV-2, "Wuhan" e "Omicron", esaminando la loro sopravvivenza su 10 diverse superfici di uso comune, come vetro, plexiglass, cartone e alluminio. Il lavoro, condotto da un team di circa 15 esperti, ha richiesto mesi di esperimenti nel laboratorio di Biosicurezza Livello 3 (BLS3) dell'Izsm, che ha coinvolto la manipolazione di ceppi vivi di virus per contaminare le superfici.

Giovanna Fusco spiega: «Il disegno sperimentale dello studio prevedeva la contaminazione di materiali vari con le diverse varianti di Sars-CoV-2 circolate nel periodo 2020-2022 in Campania. La variante più recente di Sars-CoV-2, Omicron, ha mostrato una maggiore capacità di sopravvivere sulle diverse superfici rispetto al ceppo originario, dimostrando che le mutazioni modificano le caratteristiche del virus, rendendolo più resistente nell'ambiente e quindi più capace di infettare un ospite».

Il professor Franco Salvatore aggiunge che il prossimo passo sarà estendere la ricerca ad altri materiali, compresi i cibi, e verificare la sopravvivenza di altri coronavirus su di essi. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica di alto impatto "Emerging Microbes & Infections".

Il CEINGE-Biotecnologie avanzate  è un centro di ricerca e diagnostica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II e dell’Ateneo Federico II, che opera nel campo della biologia molecolare e delle biotecnologie avanzate applicate alla salute umana. L'istituto è rinomato in Italia e all'estero per la sua ricerca sulle malattie onco-ematologiche, le malattie genetiche ereditarie e acquisite, le malattie congenite del metabolismo e le malattie rare.

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