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23 Luglio 2022
23:15

Strage delle Fontanelle a Napoli: dal raid nel Rione Sanità all’ergastolo dei cinque condannati

Storia della strage delle Fontanelle al rione Sanità, apice di una sanguinosa guerra di camorra con morti, feriti e terrore seminato fra i vicoli, conclusasi con ergastoli e 41 bis.
A cura di Redazione Napoli
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La strage delle Fontanelle è il punto di non ritorno di una serie di agguati e risposte nella guerra fra clan di camorra che controllavano il rione Sanità a Napoli nel primo decennio degli anni Duemila. L'apice della violenza criminale nel dedalo dei vicoli del centro storico partenopeo portò, il 22 aprile 2016 all'incursione di killer dei "Barbudos" (clan Genidoni) chiamati così per la moda della barba lunga ‘stile' Isis, davanti al circolo del quartiere "Maria Santissima dell'Arco", al 193 di via Fontanelle, per uccidere i loro avversari. Furono ammazzati Giuseppe Vastarella e Salvatore Vigna. Dario Vastarella, Antonio Vastarella e Alfredo Ciotola feriti dai proiettili, si salvarono dopo essere stati portati all'ospedale Cardarelli di Napoli.
L'ideatore dell'agguato della strage delle Fontanelle è stato indicato da indagini e processi nella persona di Antonio Genidoni, condannato all'ergastolo. Il processo portò alla condanna degli esecutoria materiali e di due donne, considerate fra gli elementi che pianificarono la strage. L'intero iter processuale è stato ripreso dalle telecamere della Rai per il programma "Un giorno in Pretura".

L'agguato in via Fontanelle venerdì 22 aprile 2016

Prima di arrivare a questa strage vi fu una lunga sequenza di vendette, agguati e incursioni che terrorizzarono il popoloso quartiere napoletano. Negli anni in questione (parliamo del 2015-2016) a contendersi i controlli dei traffici illeciti – soprattutto droga, sigarette, ma anche il controllo del mercato del falso e in parte di furti ed estorsioni –  vi era lo storico clan Vastarella e dall'altra parte il clan degli Esposito/Genidoni.

Genidoni arriva a capo del cartello criminale proprio come successore di Pierino Esposito, ucciso in piazza Sanità  il 14 novembre 2015. L'agguato che costò la vita a Esposito, coinvolse un innocente: Giovanni Catena, 29 anni, dipendente di un pub, finito sulla linea di tiro dei sicari mentre stava portando alcune buste di spazzatura in un cassonetto e fu ferito. A gennaio, sotto i colpi dei killer rivali, era caduto il figlio di Esposito, il 21enne Ciro Esposito detto Ciro ‘o Spagnuolo. In pratica era stata azzerata la linea di comando del sodalizio malavitoso.

Chi erano Giuseppe Vastarella e Salvatore Vigna, le due vittime

Quando muore il boss Esposito e viene ammazzato suo figlio, il comando passa a Genidoni. Lui e sua madre Addolorata Spina, imparentati col defunto boss, organizzano la risposta.  È così che nasce l'incursione nel territorio dei Vastarella: commando con le armi spianate all'interno del ‘circolo Maria Santissima dell'Arco' , dove si spara all'impazzata. due persone uccise, tre feriteGiuseppe Vastarella è esponente del clan che porta il suo cognome, Salvatore Vigna è suo cognato.

Antonio Genidoni, chi è la mente della strage

Antonio Genidoni, figliastro di Pierino Esposito, è oggi al al carcere duro. Si tratta del boss dell'omonimo cartello Genidoni-Esposito della Sanità, detenuto dal 25 luglio 2017, ovvero da quando fu arrestato mentre ai domiciliari a Milano con le accuse di essere uno dei protagonisti dei feroci scontri tra il suo clan e quello dei Vastarella per la conquista dell'illecito nel rione Sanità.

Le ripercussioni e l'agguato a Marano

Pochi giorni dopo la strage delle Fontanelle, il 7 maggio, un altro duplice omicidio. Questa volta a Marano, comune dell'hinterland Nord di Napoli: uccisi Giuseppe Esposito e il figlio Filippo: mentre erano nella loro officina nei pressi del mercato ortofrutticolo. Il ragazzo aveva un vecchio precedente per rapina, il padre era incensurato. Erano il padre e il fratello di Emanuele Esposito, il ragazzo che due giorni dopo sarebbe stato fermato con l'accusa di avere fatto parte del commando della duplice omicidio alla Sanità.

Le intercettazioni di Genidoni ed Esposito

Le intercettazioni ambientali rivelano la rabbia del boss Genidoni che parla con Emanuele Esposito, figlio e fratello delle due vittime innocenti, infuriato per aver perso i due parenti:

Genidoni è infuriato, come testimonia quanto registrato dalle microspie piazzate dagli inquirenti: «Mo' ‘e schiattamm ‘a cap' pur a loro…, mo ‘e pigliamm a tutti quanti… uomini, creature… femmine».

Il boss continua, promette vendetta, addirittura fa la morale su una presunta "camorra con le regole d'ingaggio:

Devo vedere solo di non farmi arrestare adesso. Qua non posso stare… perché qua sicuramente fanno qualche blitz mo'! È meglio che si tengano anche le creature di quattro cinque anni sopra perché glieli uccido… È meglio che se le tengono sopra… pure le creature se le devono tenere sopra, devono scappare all'estero… Che cos'è, che si va a prendere la gente nelle officine meccaniche… Ma stiamo scherzando….Che cosa è una pazziella…

Io se volessi uccidere la gente così ne farei cento morti al giorno… Ma che ci azzecca, un ragazzo con la tuta di meccanico addosso che si alza alle sette del mattino per andare a lavorare, ma che stiamo pazziando? Ma che è, ma così davvero è diventata carne di macello mo' la camorra? Davvero sono diventati la monnezza della gente… Ti faccio vedere che non fa più il guappone Patrizio Vastarella… Schiatto a terra la testa al figlio e schiatto a terra qualcun altro… Ti faccio vedere come quello la finisce…

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