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Si pente Alessandro Giannelli, il boss che voleva prendere Napoli Ovest a colpi di kalashnikov

Alessandro Giannelli, boss di Cavalleggeri dal 2016 detenuto, ha deciso di collaborare con la giustizia: ha chiesto un incontro con i pm della Dda.
A cura di Nico Falco
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L’arresto di Alessandro Giannelli
L’arresto di Alessandro Giannelli

Il messaggio, su "radio mala", stava passando già da tempo. Tra chi lo dava per un fatto già confermato e chi raccontava di averlo visto tornare a Cavalleggeri, scortato dalle forze dell'ordine in gran numero. Alla fine è arrivata, si potrebbe dire, l'ufficialità: Alessandro Giannelli, boss emergente di Napoli Ovest, ha chiesto un incontro con i pm della Direzione Distrettuale Antimafia per iniziare la collaborazione con la giustizia. Una decisione, anticipata da Il Mattino, che arriva un anno dopo il trasferimento al 41 bis, e con sulle spalle il peso di un ergastolo per omicidio e una serie di accuse arrivate anche dopo il suo arresto.

La figura di Giannelli, boss di Cavalleggeri

Alessandro Giannelli, classe 1978, è cresciuto sotto il profilo criminale nell'ormai estinto clan D'Ausilio di Bagnoli. Insieme a lui, un altro personaggio che, negli ultimi anni, ha rappresentato uno dei principali "attenzionati" delle forze dell'ordine: Massimiliano Esposito, detto lo "Scognato". I due vengono arrestati insieme nel 2000, già pregiudicati, trovati in un'automobile con una mitraglietta e un revolver. Stessa origine criminale, strade diverse: a distanza di parecchi anni i due si sarebbero ritrovati, liberi, in un quartiere senza più riferimenti criminali. E avrebbero segnato una parte importante della storia della camorra di Napoli Ovest, tra alleanze e nuove rivalità.

L'omicidio di Rodolfo Zinco a Cavalleggeri

La "scalata" di Alessandro Giannelli comincia nel 2015. Libero da appena un mese, e con le idee chiare: il clan di Mimì d'Ausilio "lo sfregiato" non esiste praticamente più, Massimiliano Esposito è in carcere, e Bagnoli e Cavalleggeri sono territorio di conquista. Il suo gruppo non è solo, ha le spalle coperte: grazie allo "Scognato" ha buoni rapporti con il clan Licciardi dell'Alleanza di Secondigliano. Individua il suo ostacolo in Rodolfo Zinco, altro personaggio di spessore della malavita locale, anche lui ritornato libero da poco e intenzionato a prendersi uno proprio spazio.

Zinco, detto ‘o Gemello, viene ucciso la sera del 22 aprile. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti si è trattato di un inganno: lo hanno attirato in trappola col pretesto di un accordo e, quando si è presentato, Giannelli si è allontanato lasciandolo in balìa dei killer. Un omicidio che sarebbe stato compiuto con l'appoggio del clan Cutolo del Rione Traiano. Eliminato Zinco, il gruppo di Giannelli ha la strada spianata. E Bagnoli sprofonda nel caos: stese, agguati, attentati dinamitardi. Arrivano nuove alleanze, su Pianura l'accordo è con i Mele. La battuta di arresto arriva nel febbraio 2016: Giannelli viene bloccato in autostrada, mentre corre verso Pesaro.

L'evasione del boss Felice D'Ausilio

In quel periodo, un altro episodio sconcertante: il ritorno in libertà di Felice D'Ausilio, figlio del boss Mimì. Non scarcerato per fine pena, dato che sta scontando l'ergastolo, ma scappato: ottiene un permesso per fare visita a una parente malata e scompare. Sei mesi di latitanza in cui gli scontri diventano ancora più violenti: dall'omicidio di un parcheggiatore abusivo a nuove bombe tra Bagnoli e Cavalleggeri. "Feliciello" viene arrestato a dicembre a Marano, in seguito diventerà collaboratore di giustizia.

Il ritorno di Massimiliano Esposito

A novembre 2016, sedici arresti: sgominato il gruppo di Giannelli. L'ordinanza è per "Sfarz", già detenuto, e per i presunti responsabili di quei mesi di terrore a Napoli Ovest. Il nuovo scossone arriva nel giugno 2019, quando lo "Scognato" viene scarcerato dopo oltre 20 anni di detenzione e torna a Bagnoli da sorvegliato speciale. A fine luglio 2020 scompare. Nelle settimane successive avviene il "ricambio": le forze dell'ordine rilevano "strani movimenti" tra pregiudicati di lungo corso, e notano che diverse persone, molte di queste vicine a Giannelli, hanno lasciato il quartiere per trasferirsi altrove.

Esposito viene arrestato nell'agosto 2020. Lascia di nuovo il carcere due anni dopo, nel 2022, e viene trasferito in Calabria per scontare agli arresti domiciliari il residuo della pena. Col veto sul ritorno a Bagnoli: per gli inquirenti ci sono questioni di "incompatibilità territoriale". Vale a dire: il suo clan, che per l'Antimafia è stato retto dalla moglie in sua assenza, è ancora esistente ed attivo.

Lo "Scognato" torna in carcere nell'ottobre 2024, ricercato da un mese, dopo avere evitato le manette in un blitz contro il suo gruppo criminale. Il periodo in cui è stato libero è stato ricostruito da altre inchieste sulla mala flegrea: rapporti con Giannelli, che da detenuto poteva usare un telefono, accordi per spartirsi Bagnoli e Cavalleggeri, patti di non belligeranza troppo delicati che in più occasioni sono arrivati a un passo dal disintegrarsi. Fino alla faida tra i due gruppi.

Il pentimento di Alessandro Giannelli

Ora il boss di Cavalleggeri avrà 180 giorni per riferire agli inquirenti della Dda nomi, dati, fatti. E potrebbe raccontare di storie anche recenti. Perché, se è vero che è detenuto da ormai dieci anni, e che in questo periodo gli scenari di camorra dell'area Ovest sono stati completamente ridisegnati, le inchieste hanno dimostrato che "Sfarz" non è stato mai completamente fuori dal giro: sempre tramite contatti con l'esterno, o col telefono dal carcere, ha continuato a far parte di quel mondo in cui ha continuato a impartire ordini.

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