21 Gennaio 2021
11:34

“Ho rubato 200 monete antiche”: ladro confessa al prete il furto e restituisce i reperti di Paestum

Un uomo, coperto dal segreto confessionale, ha consegnato a un prete oltre 200 monete rubate dal sito archeologico di Paestum. I reperti sono stati analizzati, tra loro ci sono anche dei falsi realizzati in maniera professionale. Non è la prima volta che reperti vengono restituiti a parchi archeologici e musei con modalità simili, per preservare l’anonimato.
A cura di Nico Falco

Oltre 200 monete antiche, sparite dal sito degli scavi di Paestum (Salerno), sono state restituite al Parco archeologico da un prete della zona: il sacerdote le aveva ricevute durante la confessione da un uomo che gli aveva chiesto di farle recapitare al direttore, Gabriel Zuchtriegel, conservando l'anonimato. I reperti sono stati analizzati, tra gli originali antichi c'erano anche delle monete false realizzate in maniera professionale. Si tratta dell'ultima di una serie di restituzioni, avvenute spesso in forma anonima e con modalità simili.

Le monete sono state analizzate dal professor Federico Carbone, numismatico dell'Università di Salerno, che ha appurato la presenza di 7 falsi; delle altre 201 originali, 5 sono in argento, una medaglietta è in alluminio e le restanti sono in lega di rame. Restituiti anche 7 altri oggetti di vario materiale. "Tra le monete di distinguono due insiemi piuttosto omogenei – ha spiegato Carbone –  il primo è rappresentato dai bronzi della zecca di Paestum (soprattutto esemplari dal III sec. a.C. e fino all'età augustea), il secondo è composto da ‘follis' e frazioni di ‘follis' compresi tra la metà e la fine del IV secolo a.C. Non mancano alcuni bronzetti di Poseidonia, di Velia e di media età imperiale. Soltanto un paio sono moderne. Un buon numero, sempre riferibili a queste stesse serie, risulta illeggibile a causa dello scarso grado di conservazione. Inoltre, 45 esemplari potrebbero restituire maggiori informazioni a seguito di interventi di pulizia. La composizione del nucleo, quindi, rispecchia grosso modo quanto generalmente si rinviene nel territorio pestano".

Per il direttore del Parco, Zuchtriegel, "si tratta di una restituzione importante di materiali originali, misti con falsi, sottratti indebitamente e che ora vengono reinseriti in un contesto di legalità, ricerca e musealizzazione. Il nostro appello a chi dovesse nascondere reperti archeologici a casa è di seguire l'esempio e restituire, oltre agli oggetti, la storia che essi raccontano al nostro territorio". Ad ottobre scorso dei reperti erano stati restituiti a Pompei, ma per un motivo diverso: i turisti che li avevano prelevati anni prima si erano pentiti soprattutto perché convinti che, dopo il furto, si fosse abbattuta su di loro una maledizione.

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