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Reddito di cittadinanza 2022, le ultime novità
15 Marzo 2022
15:59

Sfratti, a Napoli è crisi nera: “Soldi per la morosità, ma non per chi ha il Reddito di cittadinanza”

Il fondo per la morosità incolpevole non consente l’accesso ai percettori di reddito di cittadinanza, i più poveri di tutti. A Napoli in programma 10 mila sfratti. La storia di Vincenzo e Marina a cui l’Asl chiede 80 mila euro per restare nella loro casa.
A cura di Antonio Musella
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Fanpage.it aveva già lanciato l'allarme diverse settimane fa, l'emergenza sfratti a Napoli può assumere delle proporzioni drammatiche. Secondo la Prefettura del capoluogo partenopeo sono 10 mila le pratiche di sfratto esecutivo da eseguire in città, un numero impressionante tenuto conto della crisi economica post pandemia da Covid e dello scenario di aumento dei prezzi e del carovita che il paese sta attraversando. Le storie sono quasi sempre di estrema povertà ed estremo disagio, persone che se buttate fuori dalle abitazioni non avrebbero alcun posto dove andare. Storie come quelle del signor Vincenzo e di sua moglie Marina, malati oncologici ed a rischio sfratto dalla casa in cui la loro famiglia abita da 100 anni ai Quartieri Spagnoli. In arrivo ci sarebbero i fondi destinati ai Comuni per le morosità incolpevoli. Ma c'è un limite paradossale: i più poveri, quelli che percepiscono anche il reddito di cittadinanza, non possono accedervi. È la denuncia della "Campagna per il diritto all'abitare" di Napoli.

Lei malata di tumore, lui trapiantato: l'Asl vuole 80 mila euro di arretrati

Vincenzo Barone e Marina Longo vivono a vico Montecalvario, ai Quartieri Spagnoli. Ci vivono da 3 generazioni, quasi 100 anni, ma ora il prossimo 20 maggio rischiano di essere buttati fuori dalla forza pubblica per l'esecuzione dello sfratto da parte del padrone di casa, l'Asl Napoli 1 Centro. "Noi pagavamo il canone agevolato a 50 euro al mese – spiega a Fanpage.it Vincenzo – dal 2010 ci hanno fatto un ricalcolo, portandoci a 350 euro al mese, ma senza avvertirci. Noi andammo anche alla Romeo (che al tempo gestiva il patrimonio del Comune di Napoli), ma ci dissero di non pagare. Quando è subentrata l'Asl nella proprietà ci ha chiesto 80 mila euro di arretrati. Noi questi soldi non ce li abbiamo".

Già, perché Vincenzo e Marina non possono più lavorare da diversi anni. Lui, colpito da una grave malattia ai polmoni, ha subito un doppio trapianto a Torino nel 2016, dopo sei anni di malattia che gli aveva impedito di continuare a lavorare. Da allora ogni mese deve recarsi a Torino per i controlli. Lei invece è stata colpita da un carcinoma, sempre al polmone. Due malati gravi, che vivono con la pensione di invalidità. Ma l'Asl Napoli 1 gli aveva fatto una proposta di dilazione del debito: "Ci avevano proposto di pagare il 25% del debito subito e poi 3 mila euro al mese – spiega Vincenzo – ma sei io avessi 3 mila euro al mese andrei a vivere a Marechiaro".

Una situazione paradossale, l'Asl chiede 80 mila euro a due persone gravemente malate, che per giunta per curarsi sono dovute andare fuori regione. Una storia, quella di Vincenzo e Marina, portata alla luce dalla "Campagna per il diritto all'abitare" di Napoli. "Facciamo appello al direttore dell'Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva, per gestire questa situazione in maniera differente – spiega Alfonso De Vito – non si possono sfrattare due persone malate di tumore in queste condizioni".

La crisi gravissima: arrivano i fondi ma i poveri non possono accedervi

"Quando l'ufficiale giudiziario è venuto a fare lo sfratto, poi rimandato, a Vincenzo e Marina, sulla sua agenda per quella giornata aveva altri 11 sfratti da fare solo ai Quartieri Spagnoli, prima del Covid erano 1-2 al giorno" ci racconta Alfonso De Vito. I 10 mila sfratti previsti dalla Prefettura di Napoli non sono affatto una stima di massima, ma rischiano di essere addirittura sottostimati. Una situazione pesantissima che viene aggravata dall'aumento del costo della vita dovuta allo scenario di guerra alle porte orientali dell'Europa, e che rischia di travolgere, come sempre, le fasce più povere della popolazione.

"C'è una questione sociale enorme che non può essere trattata come problema di ordine pubblico", sottolinea De Vito. Adesso arriveranno, dal Governo tramite le Regione, nelle casse dei Comuni i fondi per il sostegno alla morosità incolpevole, un aiuto a chi si trova sotto sfratto. Ma proprio le norme di accesso a questi sostegni risultano essere paradossali.

"Il bando per accedere a questi sostegni ha dei criteri disfunzionali – spiega De Vito – la misura è considerata incompatibile con il reddito di cittadinanza, ma sono principalmente i poveri che usufruiscono di questo sussidio, in questa congiuntura anche una famiglia numerosa che può arrivare a prendere 1000 euro al mese di Rdc, se deve sostenere un affitto di 600-700 euro al mese, come fa a campare?". Un paradosso. Questo fondo, comunque insufficiente rispetto alla mole di 10 mila sfratti in programma, rischia quindi di non essere speso, visti i criteri così stringenti per l'accesso. Una misura di contrasto alla povertà che impedisce ai più poveri di accedervi.

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