Gli scontri a Fuorigrotta per impedire la convention di Salvini
in foto: Gli scontri a Fuorigrotta per impedire la convention di Salvini

Comincerà il 22 aprile prossimo il processo per i disordini dell'11 marzo 2017, quando il quartiere di Fuorigrotta, nell'area ovest di Napoli, fu messo a ferro e fuoco a causa degli scontri che ci furono tra le forze dell'ordine e i manifestanti che avevano tentato di impedire la prima convention napoletana della Lega di Matteo Salvini nella Mostra d'Oltremare. Imputati sono 9 attivisti, che parteciparono al corteo e vennero fermati durante i tumulti; tra i reati contestati ci sono devastazione e saccheggio.

La rete antifascista di Napoli ha annunciato che nella mattinata del 22 aprile ci sarà un sit in di protesta davanti al Tribunale di Napoli, in contemporanea con l'avvio del processo. Quel giorno del 2017 gli scontri partirono praticamente da un momento all'altro. All'arrivo del corteo anti-Salvini a Fuorigrotta c'erano già le forze dell'ordine in assetto anti sommossa, in previsione degli scontri. La manifestazione, però, degenerò in pochi istanti: dopo il lancio di alcuni petardi l'area davanti alla Mostra d'Oltremare si trasformò all'improvviso in un campo di battaglia.

Era un sabato pomeriggio, il caos piombò sui cittadini che, estranei a quel corteo e all'evento politico, si ritrovarono nel fuggi fuggi generale; molti dei commercianti di piazzale Tecchio dovettero abbassare velocemente le saracinesche per evitare danni all'interno dei locali. Nei disordini rimasero feriti una ventina di poliziotti, fortunatamente nessuno in modo grave. Il quartiere rimase presidiato dalle forze dell'ordine fino alla sera, per evitare contatti tra gli attivisti leghisti che avevano partecipato al comizio e i manifestanti che erano stati allontanati dalla Mostra d'Oltremare ma erano rimasti a Fuorigrotta.