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1 Maggio 2022
13:17

Scarcerata Lady Gionta: la moglie del boss Valentino torna a Torre Annunziata dopo 13 anni di reclusione

Scarcerata Gemma Donnarumma, moglie del boss Valentino Gionta; la donna ha scontato 13 anni di reclusione, per gli inquirenti ha retto il clan in vece del marito.
A cura di Nico Falco
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Valentino Gionta e Gemma Donnarumma
Valentino Gionta e Gemma Donnarumma

Gemma Donnarumma, moglie del boss Valentino Gionta, è tornata a casa sua, a Torre Annunziata: ha finito di scontare la sua pena ed è stata scarcerata. Una liberazione eccellente, che potrebbe portare a uno scossone negli equilibri criminali del comune della provincia di Napoli nonostante le condizioni di salute precarie della 68enne: per gli inquirenti la donna, nota come "Lady Gionta", ha in prima persona diretto i "valentini" durante la detenzione del marito, sia facendo da tramite con gli affiliati sia assumendo la reggenza in prima persona.

Scarcerata Lady Gionta, moglie del boss Valentino

Il ruolo di Gemma Donnarumma nell'organizzazione del clan di Palazzo Fienga è stato svelato dalle inchieste giudiziarie e dal racconto dei pentiti. Oltre ad essere la moglie di Valentino Gionta, da cui ha avuto tre figli (Aldo, Teresa e Pasquale), la 68enne è stata indicata come concreta mente della cosca in grado di sostituire il marito, di tenere le redini dell'organizzazione criminale in vece del boss e di diventare un punto di riferimento sul territorio. Una donna di camorra a tutti gli effetti, insomma, dalla quale i cittadini si recavano in processione per chiedere aiuto, lavoro o anche per farsi arruolare in quel "sistema" che, con estorsioni e spaccio di droga, faceva arrivare a Torre Annunziata pacchi pieni di soldi.

La 68enne fu arrestata all'alba del 5 novembre 2008 nel "Quadrilatero delle carceri" di Torre Annunziata, fortino dei Gionta. Il marito era finito in manette, per l'ultima volta, 17 anni prima, nel 1991; arrestato da latitante, era stato rinchiuso nel carcere di Novara, dove si trova tutt'ora, fine pena mai e sottoposto al 41 bis. Negli anni '80 Valentino Gionta è stato tra i protagonisti della camorra napoletana durante la guerra contro Raffaele Cutolo, il "Professore di Ottaviano", che per primo aveva "messo a sistema" le attività criminali creando un apparato in cui la gestione dei traffici illeciti veniva affiancata da un "welfare" alternativo.

L'ascesa di Valentino Gionta, dalle sigarette alla mafia

Storia partita col contrabbando di sigarette, quella di Valentino Gionta. Ufficialmente gestore di una piccola pescheria nel mercato torrese insieme al padre Aldo, in realtà era già in grado di spostare casse e casse di tabacchi. Quando i due vengono arrestati, Valentino ha 29 anni e già un piglio da boss derivante dai traffici che controlla: sono i primi anni '80, in casa gli trovano quasi 150 milioni di lire, un patrimonio. Il traffico di sigarette lo gestisce con i Nuvoletta, unici referenti campani per Cosa Nostra, e per loro diventa il capozona per Torre Annunziata, Boscotrecase e Boscoreale. Ed è proprio la potente cosca maranese che porta Gionta all'affiliazione con la mafia siciliana: l'investitura, ha raccontato il pentito Carmine Schiavone, avviene a Marano, tramite Angelo Nuvoletta.

Al termine della guerra tra i soldati della "Nuova Famiglia" e quelli della "Nuova Camorra Organizzata" di Raffaele Cutolo, coi primi vincitori, il conflitto si sposta anche su Torre Annunziata e coinvolge Gionta, alleato dei Nuvoletta e quindi nemico degli Alfieri-Bardellino. In quel contesto il clamoroso raid a Poggio Vallesana, roccaforte dei Nuvoletta, quando viene ucciso Ciro Nuvoletta, il 10 giugno 1984, e due mesi dopo, il 26 agosto, l'assalto al circolo dei pescatori di Torre Annunziata che causa otto morti e sette feriti. Le ostilità si fermano con l'arresto di Valentino Gionta, tradito da una soffiata anonima e rintracciati nei pressi della tenuta dei Nuvoletta.

Su chi avesse fatto quella soffiata non è mai stata fatta chiarezza. In un articolo il giornalista Giancarlo Siani ha ipotizzato che fossero stati gli stessi Nuvoletta, che avrebbero quindi "venduto" Gionta che in quel periodo era latitante; una tesi a cui la cosca di Marano ha risposto col sangue: il 23 settembre 1985 Siani è stato ammazzato, Angelo Nuvoletta è stato condannato come mandante di quell'omicidio.

Anche dal carcere Valentino Gionta ha continuato a guidare il clan. Lo dimostra l'ultima ordinanza cautelare che lo coinvolge, eseguita nel novembre 2021. Il periodo è quello della nuova faida di camorra che vede l'ascesa del "Quarto Sistema", contrapposto ai Gionta. Benché sottoposto al regime del 41 bis, il capoclan è rimasto sempre coinvolto nelle dinamiche di camorra del suo territorio, anche, proprio, attraverso la moglie. Intercettato durante i colloqui, ha ribadito la sua leadership: "Comando sempre io nel palazzo", diceva, riferendosi a Palazzo Fienga, storica roccaforte del gruppo criminale, oggi confiscata. E a lei aveva detto: "Ricordati che, quando esci, tu sei comunque mia moglie".

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