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Salvatore Giordano morto per il crollo in Galleria Umberto, il processo si chiude dopo 12 anni

Per domani, 13 febbraio, è prevista la sentenza della Cassazione sulla morte di Salvatore Giordano, il 14enne deceduto nel 2014 dopo essere stato colpito da un calcinaccio a Napoli.
A cura di Nico Falco
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La vittima, il 14enne Salvatore Giordano
La vittima, il 14enne Salvatore Giordano

Si chiude, dopo 12 anni, il processo sulla morte di Salvatore Giordano, il 14enne colpito dal crollo di calcinacci nella Galleria Umberto I di Napoli e deceduto diversi giorni in ospedale: la sentenza è prevista per domani, 13 febbraio, davanti alla IV Sezione della Corte di Cassazione, dopo una lunga battaglia giudiziaria.

La morte di Salvatore Giordano a Napoli

La tragedia risale al 5 luglio 2014. Il ragazzino era con alcuni amici in via Toledo, all'ingresso della Galleria Umberto I, quando un pesante frammento di fregio si era staccato dalla facciata; il 14enne, colpito alla testa, era stato trasportato d'urgenza in ospedale, dove era stato ricoverato in condizioni disperate. Quattro giorni dopo, il 9 luglio, era deceduto.

Con la sentenza di domani, commenta l'avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia Giordano, "si conclude una vicenda che ritengo vergognosa oltre che dolorosa". "Dopo quasi 12 anni di attesa – prosegue – spero che almeno da domani i responsabili abbiano la decenza di risarcire questa famiglia".

Il processo di secondo grado: 2 condanne e due assoluzioni

Nel gennaio 2015 si è chiuso il processo di secondo grado. La prima sezione penale della Corte di Appello di Napoli ha confermato la condanna a due anni inflitta in primo grado per Mariano Bruno ed Elio Notarbartolo, rispettivamente amministratore e tecnico del condominio di piazzetta Matilde Serao; per l'ex dirigente comunale Giovanni Spagnuolo la pena è stata rideterminata in un anno e 4 mesi (prescritto l'omicidio colposo). Gli ultimi due imputati, Marco Fresa (amministratore condominiale) e Franco Annunziata (tecnico del Comune di Napoli), sono stati assolti per non avere commesso il fatto e perché il fatto non costituisce reato.

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