Finisce in Parlamento la paradossale storia della bambina indagata a Salerno per aver filmato una professoressa durante una lezione in Didattica a distanza (Dad).  Questi i fatti, risalenti ad oltre un mese fa: la ragazzina, appena  10 anni, scattò  foto catturando lo schermo con compagni e maestre ma non solo, durante il collegamento telematico, modalità che abbiamo imparato a conoscere nel corso di questi mesi di pandemia. Apriti cielo: all'istituto comprensivo Calcedonia bufera dopo aver appreso che la giovanissima aveva anche  due video con tanto di frase offensiva nei confronti di una insegnante, puntualmente pubblicati sui social.

L'epilogo è stato questo: la dirigente scolastica ha informato dei fatti al Procura per i minorenni ed i servizi sociali comunali: violazione della privacy, immagini non autorizzate di altri minori, diffusione a terzi ma non solo. Per la sua età la ragazzina non sarebbe nemmeno potuta essere utente di Instagram.

La storia è diventata nazionale. E ora arriva una interrogazione parlamentare. Il deputato di Forza Italia Valentina Aprea, che, insieme ai colleghi Enrico Costa del Gruppo Misto e Felice Maurizio D'Ettore di Forza Italia, hanno presentato un'interrogazione al ministro dell'Istruzione per chiedere l'avvio di un'indagine finalizzata ad accertare come si siano realmente svolti i fatti:

Da notizie stampa apprendiamo che una bambina di soli 10 anni di Salerno sarebbe indagata per aver fotografato lo schermo mentre si svolgeva una lezione in modalità a distanza e per averlo diffuso tramite instagram. Una notizia che merita sicuramente accertamenti approfonditi, anche in sede scolastica e da parte del Ministero.

I parlamentari ritengono che «vadano anche accertate le ragioni per le quali la Scuola di Salerno non abbia valutato, considerato che si è subito rivolta alla Procura per i minorenni, di assumere pure il ruolo di mediatrice tra i soggetti coinvolti a tutela del minore e per accertare ogni ulteriore aspetto della vicenda. La stessa giurisprudenza stabilisce infatti che la responsabilità del genitore e dell'insegnante sono concorrenti e di natura solidale. Gli obblighi di vigilanza gravano quindi, in ogni caso, anche sull'insegnante e sulla scuola, tenuto conto altresì della novità e specialità della didattica a distanza. Si faccia presto luce sulla vicenda – insistono Aprea, Costa e D'Ettore – anche da parte del Ministero, con ogni opportuna indagine amministrativa in merito a tutela della minore».