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5 Gennaio 2021
12:52

Serata con la fidanzata, poi l’aggressione al rider: il racconto di uno dei minorenni fermati

Uno dei ragazzi fermati per le botte e la rapina al rider 50enne ha raccontato di essersi unito al gruppo dopo essere stato a casa della fidanzata, di avere accettato un passaggio da quei ragazzi che conosceva di vista. Il giovane ha 16 anni. Il suo avvocato: “Il minore frequenta la scuola, lavora e avrebbe avuto a breve due provini con importanti squadre di calcio. La madre vuole chiedere scusa alla vittima”.
A cura di Nico Falco
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Stava tornando a casa a piedi quando ha visto quei ragazzi che conosceva di vista e che gli hanno offerto un passaggio. Lui ha accettato e, pochi minuti dopo, si è ritrovato nel gruppo che ha aggredito il rider 50enne e lo ha rapinato del motorino. Un gesto "di bullismo, non di camorra". È quello che ha raccontato alle forze dell'ordine uno dei giovani della rapina avvenuta nella notte tra il 1 e il 2 gennaio in Calata Capodichino, destinatario, insieme ad altri 5, dei decreti di fermo emessi ieri sera, 4 gennaio.

"Il mio assistito non ha precedenti penali, è un ragazzo che frequenta la scuola e lavora come ambulante di capi di abbigliamento – spiega a Fanpage.it l'avvocato Carlo Ercolino – avrebbe avuto a breve due provini con importanti squadre di calcio. Ha dei parenti che erano stati legati alla camorra, ma non del suo nucleo familiare. La sera della rapina stava tornando a piedi dopo essere stato a casa della fidanzata, ha incontrato quei ragazzi che conosce a malapena e ha accettato un passaggio".

Il giovane, 16 anni compiuti a dicembre, si è consegnato alle forze dell'ordine in seguito alla diffusione del video, riconoscendosi in quelle immagini e ormai consapevole che gli investigatori erano sulle sue tracce, che si trattava soltanto di tempo. Le immagini sono crude: si vedono i giovani, in sei, che arrivano su due scooter. Due restano alla guida, gli altri quattro accerchiano il 50enne e cominciano a colpirlo. L'uomo tenta di resistere, si aggrappa al manubrio, ma alla fine deve cedere. Durante la rapina, ha raccontato la vittima, è stato minacciato con una pistola e un coltello.

Il 16enne ha voluto raccontare la sua versione. "Si è assunto le sue responsabilità – continua l'avvocato – ha detto quello che sapeva e non ha fatto nomi perché ha spiegato di non conoscerli. Probabilmente non li avrebbe fatti lo stesso: in certi ambienti anche i ragazzi preferiscono il carcere piuttosto che accusare altre persone. Ma quello che è successo è inquadrabile in dinamiche di bullismo, non di camorra. Se la sono presi con un soggetto che vedevano più debole. Certo, resta la gravità di quello che hanno fatto. La sua famiglia è distrutta, lui è figlio di gente perbene, non di delinquenti. La madre mi ha detto di voler subito chiedere scusa alla vittima di quelle violenze".

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