13 Settembre 2021
19:00

Rider accoltellato davanti al McDonald’s di Miano, la lite per una consegna rubata

La lite che ha portato al grave ferimento di un rider 25enne nel marzo scorso a Napoli era partita da una consegna “rubata”. Il giovane, non trovando l’ordine, si era lamentato e aveva litigato con un 28enne, che gli aveva detto di non lavorare più nel quartiere, appannaggio dei rider del posto. Il 28enne avrebbe accoltellato l’altro mentre veniva pestato da lui e dai suoi amici.
A cura di Nico Falco

A scatenare la lite, che poi aveva portato alle coltellate, era stata una consegna "rubata", ritirata da un altro rider a cui non era stata assegnata e che non aveva indicato la presa in carico, probabilmente per rivendersela o per incassare il pagamento senza che risultasse. Una truffa che, a quanto raccontano diversi rider, è tutt'altro che insolita, specialmente da quando le piattaforme hanno inserito la possibilità di pagare in contanti. Il retroscena è nell'ordinanza che ha fatto scattare gli arresti domiciliari per il rider 28enne di Secondigliano, accusato di tentato omicidio nei confronti del collega 25enne, finito in ospedale con diverse coltellate al torace e alla schiena; secondo la ricostruzione avrebbe sferrato le coltellate mentre veniva pestato dal gruppo.

L'episodio risale alla notte del 21 marzo scorso, quando al Cardarelli viene accompagnato Gaetano P., 25enne della zona dei Ponti Rossi, con ferite da coltello al corpo e agli arti. Alle forze dell'ordine inizialmente dice di essere stato rapinato dello scooter mentre stava lavorando come rider in piazza Madonna dell'Arco, nei pressi del McDonald's di Miano. Poco dopo nello stesso ospedale arriva anche Giorgio P., anche lui rider, che però è del quartiere Secondigliano: ha diverse contusioni, dice di essere stato aggredito nella stessa zona da alcuni giovani, tra cui anche un altro rider, e di essere stato rapinato dello scooter. Già dalle prime ore gli investigatori ritengono molto probabile che i due episodi siano collegati. La verità emerge successivamente, grazie al racconto di alcuni testimoni, dei dipendenti del McDonald's e degli stessi protagonisti. Il giovane è stato arrestato questa mattina dalla Squadra Mobile della Questura di Napoli e sottoposto ai domiciliari.

La lite dopo una consegna rubata al McDonald's

Lo scorso 21 marzo, ricostruisce il gip del Tribunale di Napoli, Gaetano P. arriva insieme alla fidanzata al McDonald's di Miano, dove lo attende una consegna che gli è stata attribuita dalla piattaforma per cui lavora. In realtà il giovane non ha più un profilo come rider, il suo gli è stato sospeso, e quindi utilizza quello della ragazza e quello di un amico. Arrivato a Miano, però, si accorge che la consegna non c'è.  È stata già presa da un altro rider, non si capisce come. Sicuramente aggirando le regole. Così a Gaetano non resta altro che sfogarsi ad alta voce per quel (seppur esiguo) guadagno che gli è stato sottratto da qualcuno che non lavora in modo corretto.

Mentre torna nel parcheggio incrocia un altro rider, che cerca di calmarlo. È Giorgio P., che gli dice che sono cose che capitano, che si rifarà dopo. I toni però si alzano quasi subito, partono le minacce, e il 28enne gli dice che si deve adeguare, che così funziona, e che, poi, a Miano le consegne le devono fare soltanto quelli della zona, non centro lui che arriva da tutt'altra parte della città. Il 25enne abbozza, va via, ma si incontra con alcuni amici. Fa accompagnare la fidanzata a casa e con loro torna a Miano per, come dirà lui successivamente, "apparare la situazione".

Agli inquirenti il 25enne racconta di essere tornato a Miano e di avere chiesto all'altro: "Perché ti stavi atteggiando prima, che stavo con la ragazza?". Il rider avrebbe risposto: "Dobbiamo fare i rider o dobbiamo prendere le pistole?". Ed è a questo punto che la situazione sarebbe precipitata totalmente: un amico del 25enne sarebbe intervenuto dicendo "non servono le pistole, ce la vediamo con le mani". A questo punto parte l'aggressione. Il 28enne viene colpito a pugni, calci, colpi di casco e gli viene portato via il motorino. Si divincola, riesce a scappare all'interno del McDonald's, dove alcuni dipendenti lo conoscono, mentre gli altri battono coi pugni sulle vetrate cercando di entrare. E racconta di essere stato picchiato. Quello che non dice, però, è che ha reagito con le coltellate. Il coltello viene recuperato il giorno dopo, in un cestino del McDonald's.

Le truffe dei rider sulle consegne: ordini rubati e spariti

Il sistema delle truffe commesse da alcuni rider disonesti (a discapito delle attività commerciali e dei loro colleghi onesti) viene ricostruito nell'ordinanza sulla base delle dichiarazioni del giovane accoltellato e della fidanzata. Sarebbe, spiegano i due, un fenomeno già presente da tempo, ma cresciuto molto con l'introduzione del pagamento in contanti. In sostanza si tratterebbe di prelevare una consegna bypassando il sistema, senza far risultare l'effettiva presa in carico.

Questo può avvenire aggirando il sistema di riconoscimento (i dipendenti delle attività commerciali sono tenuti a identificare il rider tramite fotografia e codice indicati dall'app). In questo caso il rider disonesto, che preleva al posto di un altro a cui l'ordine era stato attribuito, ha tra le mani della merce di cui può fare quello che vuole. Può rivenderlo sottobanco o, anche, può consegnarlo, incassando in contanti se il cliente non ha già pagato tramite app e naturalmente intascando tutto il pagamento. Questo genere di truffa può essere fatta anche dal rider a cui è stata effettivamente attribuita la consegna: basta non segnalare all'app di avere ritirato, in modo che al sistema risulti ancora in attesa.

In alternativa, il rider può prelevare correttamente la consegna, avviando "la corsa", ma poi non effettuare la consegna con una scusa: difficoltà a raggiungere il posto, guasto del motorino, o qualsiasi altra cosa. E magari tenersi per sé la merce o rivenderla. In questo secondo caso l'ordine viene considerato inutilizzabile e l'app lo replica, creando una nuova corsa per un altro rider. Varie volte, si legge nell'ordinanza, dei clienti si sono lamentati perché l'app segnalava l'ordine in arrivo quando invece lo avevano già ricevuto: in quei casi l'ordine era stato rubato o la corsa non avviata e quindi la piattaforma aveva preparato una seconda consegna.

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