Nel giro di mezzo mese la Campania è tornata in quella ‘bolla' di sospensione dalla quotidianità rappresentata dal Covid19, dai rischi di contagio, dall'overdose informativa (media tradizionali e on-line, testi sui social network, video, whatsapp, telegram e quant'altro) dalle informazioni col passaparola (dal portiere del condominio al fruttivendolo). Dopo un'estate in cui il Covid era diventato più un argomento di discussione che qualcosa di tangibile ci siamo resi conto che non era cosi per niente. Che sulla mappa del contagio i puntini rossi continuavano ad accendersi e stavolta in Campania più che altrove.

Sapete, non ci si può spaventare due volte consecutivamente per la stessa identica cosa: lo spavento per noi ha avuto luogo nella scorsa primavera. Poi abbiamo tentato di trovare un senso al lockdown, ai contagi, alle terapie intensive, perfino ai morti trasportati coi camion dell'Esercito. Agosto è arrivato e ha tentato di spazzare via il vecchio cercando un nuovo inizio e oggi ci troviamo quasi punto e a capo, consapevoli del fatto che servirà un vaccino. Il lanciafiamme di Vincenzo De Luca è spento o comunque non serve più, non così. Non ci si spaventa due volte consecutivamente per la stessa identica cosa. Oggi sappiamo che possiamo indossare le mascherine, lavarci le mani, mantenere distanze ma se i tamponi non arrivano al momento giusto, se le Asl non fanno tutto il loro lavoro, se gli ospedali si intasano al minimo stress, non è tutta colpa nostra. E non dipende tutto da noi.

La paura è un'altra, non risiede oggi nel prossimo che non ha la mascherina o che chiacchiera al parco: la Campania oggi è terrorizzata perché sa che se l'ondata arriverà qui così come a gennaio si è presentata in Lombardia o in Veneto non ci sarà possibilità di fermarla: mancano le strutture sanitarie ed è mancata la lungimiranza (non ci voleva tanto) nel tappare almeno le falle principali del sistema da maggio a oggi. Ma c'era la campagna elettorale, bisognava mostrare, non lamentare. È come sull'Aereo più pazzo del mondo: si accende la spia luminosa e dice: "Ok, panic".

Il panico in Campania è sui Dpcm del premier Giuseppe Conte e  sulle ordinanze di Vincenzo De Luca che possono chiudere tutto o varare zone rosse. Le nuove regole Covid potrebbero mettere in ginocchio quel poco di economia che sta tentando di riavviarsi. O potrebbero non farlo, appellandosi al nostro senso di responsabilità. Il senso civico in Campania, quello dei cittadini e quello istituzionale,  se n'è andato a farsi benedire molti decenni fa: lo dimostrano le feste-ammucchiata , i bar con la ressa, ma pure le maledette file alle poste o per prendere una metropolitana, un bus, una funicolare.

Non arriverà nessuno a salvarci: dovremo necessariamente rallentare di nuovo i ritmi evitando che il Coronavirus (che non ha mani né piedi ma semplicemente si fa dare "un passaggio" da noi per camminare da una persona all'altra) estenda cluster e focolai su tutta la Campania, tra le zone con maggior densità abitativa d'Europa. Non ci si spaventa due volte e consecutivamente per la stessa cosa. Resta da capire se questa paura porterà non solo al rispetto di nuove e più stringenti regole ma all'ottimizzazione di ciò che non va nel sistema sanitario campano. E non tutto, non serve un miracolo: tamponi, controllo sanitario, posti in terapia intensiva. Tutto quello che già sapevamo a marzo. E che non è stato fatto.