Regione Campania, Fico allo scontro con Meloni: ricorso alla Corte Costituzionale contro il federalismo fiscale
La Regione Campania di Roberto Fico va allo scontro sul federalismo fiscale del governo di Giorgia Meloni: ieri la giunta regionale a voto unanime ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale l'articolo 33 del decreto legislativo 147 dell'agosto scorso. È la norma che riscrive il federalismo fiscale regionale modificando il decreto legislativo 68 del 2011. La delibera chiede anche la sospensione cautelare delle disposizioni contestate.
Il cuore della questione è questo: dal 2027 lo Stato smetterà di trasferire una serie di somme legate a servizi da finanziare, a cominciare dal fondo per il trasporto pubblico locale, e la sostituisce con una quota dell'Irpef, l'imposta sul reddito, riferita al territorio. Non cambia nulla per i contribuenti, che pagano la stessa imposta di prima: cambia il canale con cui i soldi arrivano alla Regione. Il punto è che l'Irpef dipende da quanto dichiarano i residenti, mentre i trasferimenti di oggi, no. Una regione con una base imponibile più fragile, come la Campania, incasserà meno, a parità di servizi da garantire, se il fondo perequativo che dovrebbe compensare la differenza non è abbastanza capiente.
Qualche settimana fa era stato il vicepresidente della Regione Mario Casillo a lanciare l'allarme per il suo comparto, i trasporti, cui si aggiungono tagli in altri settori: alla quota non sanitaria della compartecipazione Iva; ai libri di testo gratuiti e al fondo per il diritto allo studio. L'aliquota della compartecipazione non è fissata dalla legge, sarà stabilita da un decreto della presidente del Consiglio entro il 31 dicembre 2026, con intesa in Conferenza unificata.
I trasporti su rotaia e gomma della Campania rischiano seri problemi, a partire dalla Circumvesuviana. La Direzione generale Mobilità nella delibera spiega che il Fondo integrativo Tpl previsto, appena 50 milioni dal 2028, è «del tutto inadeguato» rispetto a un fondo trasporti da oltre 5 miliardi, e che la sostenibilità dei contratti di servizio e la continuità del trasporto pubblico locale sono a rischio, in un territorio con una vasta area metropolitana e forte domanda di mobilità.
Oggi la Regione riceve 561 milioni di euro di trasferimenti, mentre con un’aliquota teorica del 3% avrebbe 351 milioni circa: una perdita di oltre 210 milioni l'anno. Secondo la delibera la Campania risulterebbe tra le Regioni più penalizzate.
La Regione contesta anzitutto che gli elementi essenziali del sistema di finanziamento, cioè misura dell'aliquota, criteri di riparto e meccanismi perequativi, siano rimessi a un atto dell’esecutivo privo di forza di legge, senza garanzie sull’adeguatezza delle risorse. Contesta poi che le eccedenze di gettito Irpef rispetto al fondo restino al bilancio dello Stato, mentre nulla è previsto se il gettito risultasse inferiore ai trasferimenti soppressi: i ribassi rischierebbero di ricadere sui bilanci regionali. Infine lamenta la «violazione della leale collaborazione»: l'emendamento sarebbe stato inviato alle Regioni la sera prima della Conferenza unificata, e il testo è stato approvato nonostante la mancata intesa formalizzata dalla Conferenza delle Regioni il 28 luglio.