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Presidenza Fico in Regione Campania

Regione Campania, addio ai bond: maxi rimborso da 230 milioni di euro per chiudere i conti con la “finanza creativa”

Quest’anno la Regione Campania estingue l’ultimo bond legato ai derivati: rimborso da 225 milioni e fine definitiva della stagione dei “Bor”
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La Regione Campania di Roberto Fico nel suo primo anno di legislatura, il 2026 chiuderà definitivamente uno dei capitoli più lunghi e complessi della propria storia finanziaria: quello dei prestiti obbligazionari e degli strumenti derivati collegati al debito acceso quasi vent’anni fa. Il bilancio di previsione 2026-2028 prevede infatti il rimborso finale del prestito obbligazionario ancora in essere, pari a circa 225 milioni di euro, una maxi uscita che rappresenta l’ultimo atto di un'operazione finanziaria avviata venti anni fa, ovvero nel 2006, quando l'ente era presieduto da Antonio Bassolino coi BOR, i buoni ordinari regionali che tanto fecero discutere all'epoca. Bassolino veniva dall'esperienza dei BOC, le obbligazioni accese quando era sindaco di Napoli e che servirono ad acquistare la nuova flotta di autobus cittadini in una Amministrazione cittadina dissestata.

Torniamo a oggi, visto che quei bond presentano il conto: alla scadenza del 29 giugno 2026 la Regione dovrà restituire in un’unica soluzione il capitale residuo del bond emesso illo tempore. Si tratta di un titolo "bullet", cioè senza rimborso graduale nel tempo: per anni sono stati pagati soltanto gli interessi, mentre il capitale viene saldato tutto alla fine. Proprio per affrontare questa scadenza era stato costruito un sistema di copertura finanziaria basato su strumenti derivati, oggi arrivato alla conclusione naturale.

L'esborso ci sarà ma non è una mazzata inattesa. Secondo i documenti allegati al bilancio approvato lo scorso 27 febbraio, la Regione incasserà dal contratto derivato ancora attivo circa 224,9 milioni di euro, somma destinata a coprire quasi integralmente il rimborso del prestito obbligazionario. Restano comunque rilevanti gli esborsi finanziari legati agli interessi e ai differenziali maturati nell'ultima fase del contratto, con un costo complessivo del debito stimato intorno al 5,22 per cento. Infatti per finanziare il debito obbligazionario pregresso, la Regione sborserà nel 2026 la cifra di 10,9 milioni di euro in interessi. Per questo la legge di bilancio autorizza la Giunta regionale a rinegoziare o ristrutturare le operazioni finanziarie ancora aperte, con l'obiettivo di ridurre il costo finale dell’indebitamento prima della chiusura definitiva.

La scadenza del 2026 segna di fatto la fine della stagione dei derivati in Campania, iniziata nei primi anni Duemila quando molte amministrazioni locali italiane ricorsero alla finanza strutturata (definita dai critici "la finanza creativa") per gestire debiti di grandi dimensioni. Nel 2006 Palazzo Santa Lucia emise due maxi prestiti obbligazionari: uno in euro da oltre un miliardo e uno in dollari da un miliardo di dollari. Per contenere il rischio dei tassi e accantonare nel tempo le risorse necessarie al rimborso finale, la Regione stipulò diversi contratti derivati con grandi istituti internazionali.

Negli anni successivi, soprattutto dopo la crisi finanziaria del 2008, quella dei mutui subprime e durante il piano di rientro sanitario, quella struttura si rivelò troppo complessa e costosa. A partire dal 2015 la giunta di Vincenzo De Luca avviò quindi una lunga operazione di riacquisto anticipato dei bond sul mercato, il cosiddetto "buy back", che consentì di ridurre drasticamente l'esposizione debitoria e di chiudere progressivamente quasi tutti i derivati attivi con banche internazionali. Nel 2016 fu eliminato anche il prestito denominato in dollari, cancellando il rischio legato al cambio valutario. Da allora è rimasto un solo contratto derivato, collegato alla quota residua delle obbligazioni in euro in scadenza nel 2026.

Oggi quel derivato non svolge più una funzione speculativa ma tecnica: serve principalmente a ricostituire il capitale necessario al rimborso finale del prestito. Con il pagamento di quest'anno si chiude dunque un ciclo finanziario lungo un ventennio. Per l'ente ora guidato dal centrosinistra con Fico significa liberarsi definitivamente di uno degli strumenti più discussi della finanza pubblica locale.

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