video suggerito
video suggerito

Poliziotto ucciso per sventare una rapina, sconto di pena all’assassino di Domenico Attianese

Passa da 30 a 22 anni, in appello, la pena per Salvatore Allard, nella banda che, 39 anni fa, uccise Domenico Attianese. La figlia del poliziotto: “Per noi non esistono attenuanti generiche”.
A cura di Nico Falco
45 CONDIVISIONI
Il sovrintendente della Polizia di Stato Domenico Attianese
Il sovrintendente della Polizia di Stato Domenico Attianese

In primo grado aveva incassato 30 anni, ma con l'appello è arrivato uno sconto di pena: 22 anni di reclusione. Sconto di pena consistente per Salvatore Allard, ritenuto uno dei criminali che uccisero il sovrintendente della Polizia di Stato Domenico Attianese, intervenuto per sventare una rapina a Pianura, periferia Ovest di Napoli. Per la sentenza, emessa dalla IV sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli, i giudici hanno riconosciuto la sussistenza delle attenuanti generiche.

L'omicidio durante la rapina a Pianura

L'omicidio risale al 4 dicembre 1986, trentanove anni fa. Quel giorno Attianese, non in servizio, venne avvisato da alcuni passanti che era in corso una rapina in una vicina gioielleria. Il poliziotto non ci pensò due volte e raggiunse l'esercizio commerciale. Ci fu una sparatoria con tre criminali durante la quale venne ferito a morte. Per quella vicenda è stato condannato anche un altro dei componenti della banda, Giovanni Rendina; per lui la Corte di Assise di Appello di Napoli ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione del primo grado. Il terzo componente della banda non è stati mai individuato.

La figlia di Attianese: "Per noi familiari non esiste nessuna attenuante generica”

"A nome di mia madre, di mia sorella e mio esprimo ovviamente soddisfazione per la conferma della sentenza di colpevolezza, peraltro di un reo confesso – ha commentato Carla Attianese, figlia del sovrintendente della Polizia di Stato ucciso – certo, resta l'amaro in bocca per la concessione delle attenuanti generiche che hanno ridotto la pena di un terzo, dopo che già il ricorso al rito abbreviato aveva escluso la possibilità dell'ergastolo". Per la donna ci sono ancora delle domande che restano senza risposta. Come il nome del complice. "Se l'imputato è redento – si chiede – perché non fa il nome del terzo uomo che ha partecipato alla rapina?".

E perché, aggiunge, ancora, "l'atto di contrizione è arrivato a quasi 40 anni dall'accaduto, solo dopo che i nuovi sistemi di indagine lo hanno incontrovertibilmente individuato grazie alle impronte digitali?". "Adesso – conclude la donna – la speranza è che quel che resta della pena sia reso effettivo e che questa persona sconti almeno qualche giorno di carcere per l'omicidio di papà. Perché per noi familiari, purtroppo, non esiste nessuna attenuante generica".

45 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views