Pietrangelo Buttafuoco: “Non c’è dubbio che Napoli è molto più capitale di quanto possa essere Roma”
Questa sera alle 20.15, sul sagrato del Duomo di Napoli, Pietrangelo Buttafuoco riceve il Premio San Gennaro World 2026, il riconoscimento che ogni anno onora il Santo Patrono e le eccellenze che hanno compiuto il loro "miracolo terreno". La motivazione, firmata dal direttore artistico Gianni Simioli, racconta un siciliano che ha fatto della Sicilia il suo perno esistenziale, ma "con lo sguardo sempre rivolto al Mediterraneo", e che nel suo cammino "ha eletto Napoli città dell'anima". A lui, si legge ancora, si deve l'espressione "Napoli Città Mondo".
Quella formula torna più volte nella conversazione con Fanpage.it. Il presidente della Fondazione La Biennale di Venezia parla di San Gennaro come di "un vissuto continuo" che non ha niente di folkloristico. Ricorda l'amico Paolo Isotta, di cui si proclama erede, e sulla politica, invece, alza un muro; niente bilanci sul governo Meloni, niente commenti su Vannacci: "Il mio ruolo è un altro".
Questa sera sarà premiato nel nome di San Gennaro, davanti al Duomo di Napoli. Che cosa prova?
Io ho un'assoluta devozione verso questa città, che è una “Città Mondo” dove la sacralità non è mai folklore, non ha niente di pittoresco. È un vissuto continuo che trova in San Gennaro proprio l'espressione massima di un qualcosa che è abbandono, misericordia, allegria, gioia. È un confidare in una certezza, che è quella di essere dentro una comunità attiva e viva.
Quando dice che San Gennaro non è folklore, che cosa intende?
È qualcosa che in altre parti del mondo ritroviamo in espressioni che sono proprie di tutte le geografie, ma quella di San Gennaro è un'eccezione nel paesaggio italiano, perché veramente riesce a essere anche anteriore a se stesso.
Una devozione così forte per il santo patrono fa pensare anche alla Sicilia.
Ma qui è diverso. Ho un caro amico che non c'è più, che mi ha accompagnato nella comprensione di certe cose: Paolo Isotta. Paolino aveva sempre ben chiaro questo passaggio, che era affidarsi a un'idea della religiosità che non fosse semplicemente un attraversamento morale, ma un oltrepassare i confini fisici. Quindi una visione metafisica, spirituale, alta, entusiasmante, che si coniuga con la vita quotidiana. Ci sono delle cose che ci muovono empatia, passione, e Napoli questo l'ha saputo rappresentare sempre, con una forza unica.
Lei è musulmano, ma parla della sacralità di San Gennaro. Si sente dentro un sincretismo religioso?
No, non c'entra niente. Sono sempre raggi di una stessa luce. Quelle sono stupidaggini che possono muovere a morbosità. La sacralità ha un discorso molto più ampio, perché ovviamente una realtà come quella di Napoli non è che comincia adesso: lo è da sempre. Altrimenti non ci sarebbe Parthenope, non ci sarebbe questa specialissima identità.
Parliamo di Venezia. Lei ha già detto che rifarebbe tutto. Che voto si dà per questa Biennale?
Non me ne do voti. Io posso dare un voto alla città di Venezia, che è un simbolo di libertà, di autonomia e di creatività continua. Vede, queste città sono aperte alla contemporaneità e allo stesso tempo radicate in un'identità incancellabile. E quindi vivono dentro un'energia magnifica. Perché Napoli, a differenza della stessa Roma, ha questa forza? Perché è una città dove le ragazze e i ragazzi possono costruirsi un futuro, incontrare le strutture che danno formazione e istruzione, dove c'è la comunità degli artisti, dove c'è una tradizione artigiana e operaia, dove ci sono espressioni che la proiettano nel futuro.
C'è un intellettuale napoletano che le manca? E uno vivente che guarda con ammirazione?
Intanto anche il più anonimo degli artisti che vive nella scena napoletana ha una forza unica, che certamente lo destina e lo consegna alle forme più vive dell'espressione dell'arte. Quando ho assistito allo spettacolo di Emma Dante in Biennale mi sono accorto di una cosa: tutto il corredo musicale popolare utilizzato non aveva niente che potesse far pensare a qualcosa di stantio e di vecchio. Il repertorio seicentesco è contemporaneo, non si avverte la distanza. Ci riflettiamo, no? Tutta quella meraviglia che è Lo cunto de li cunti non ha niente che possa dirsi "non si usa più". È difficile da spiegare, e invece è immediato. Questa è la potenza, la forza di questa scena. Non voglio neppure definirla storia, voglio definirla mito, laddove il mito non è leggenda ma energia pura, che non ha bisogno di gabbie cronologiche per essere definita.
Quindi un intellettuale che le manca non c'è?
Certo che c'è: mi manca Paolino (Isotta, ndr). Mi manca perché Paolino sa spiegare ogni angolo del San Carlo e contemporaneamente ogni vicolo della città. Mi manca lui perché era quello che sapeva decifrare l'ammirabile alchimia che questa città riesce a generare sempre. Napoli è come dire Istanbul, come dire New York, come dire Berlino: sono quelle città che prescindono dalle formule burocratiche e amministrative. Non c’è dubbio che Napoli è molto più capitale di quanto possa essere Roma.
Su questo Roma un po' ci piange.
Certo, perché è sempre più numerosa la folla delle persone che da Roma prendono il treno per fare la passeggiata domenicale a Napoli.
Proviamo a tracciare un bilancio del governo Meloni?
Io su questo non parlo.
Preferisce non parlare di politica?
Non lo faccio mai.
Nemmeno di Vannacci, il nuovo arrivato a destra?
No, non faccio discussione di politica. Il mio ruolo è un altro. Il mio ruolo è quello di essere presidente della Biennale e devoto di San Gennaro. O, se vuole, mi prendo io questo titolo: erede di Paolo Isotta.
A Norberto Bobbio lei disse: "Ho amato lo scandalo di chi gioca da fascista in questo dopoguerra, perché è stata la prospettiva più inedita da dove ho potuto fare altro, diventare altro, per leggere e studiare in orizzonti ad altri inaccessibili". Me la spiega?
Io la posso spiegare con l'esempio incarnato cui facevo riferimento prima, che è quello di Paolo Isotta. È uno stigma esistenziale.
Arriverà il momento in cui sarà controcorrente giocare da comunista?
Beh, devi considerare che la maggiore potenza egemone nel mondo è una Repubblica Popolare il cui principale partito è il Partito Comunista. Quindi stiamo parlando di qualcosa che c'è ed esiste nel nostro orizzonte, e ci sembra lontano. Però la prima potenza egemone al mondo è comunista.
In chiusura, un consiglio di lettura: che cosa darebbe in lettura a un suo studente?
È ovvio: La virtù dell'elefante di Paolo Isotta. Aiuta a spiegare anche San Gennaro, quel meraviglioso libro. E per questo, io sono veramente felicissimo di essere insignito del premio San Gennaro. È qualcosa di entusiasmante.
Il Premio San Gennaro World, ideato da Gianni Simioli, viene consegnato questa sera, lunedì 28 settembre, alle 20.15 sul sagrato del Duomo di Napoli. Tra i premiati, con Buttafuoco, ci sono Tullio De Piscopo, Antonella Morea e Samurai Jay. Nel 2013, anno della prima edizione, a ricevere il riconoscimento fu anche Paolo Isotta.