Le proteste del 2008 a Pianura
in foto: Le proteste del 2008 a Pianura

Parola in codice “Agata”, un nome sussurrato al telefono tra un report e l’altro sulla riapertura imminentissima della discarica dei Pisani, a Pianura. Un nome che rimbalzava da un numero all’altro, tra i capi delle bande ultrà dei Niss e delle Teste Matte. Era il grido di guerra, il via libera alla guerriglia. Accadeva quasi tredici anni fa, tra il 2 e l’8 gennaio del 2008, quando un’altra emergenza scaraventava Napoli e la Campania sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo. Ricordate? Erano i giorni dell’immondizia che arrivava ai terzi piani delle case, delle strade invase dai sacchetti, dei roghi che bruciavano solo una parte dei rifiuti prodotti in giornata. Erano i giorni della caccia alle discariche, di buchi e fossi capaci di ingoiare gli scarti della tavole delle feste, che di lì a poco furono coperti dalla calce per contenere le infezioni. Erano i giorni dell’apocalisse e fu allora che si documentò la saldatura tra cittadini esasperati, politici alla vigilia di nuove elezioni, camorristi, tifoseria organizzata.

Non era ancora il tempo di messaggerie web, i social network non erano ancora diventati di uso comune. Gli ordini viaggiavano attraverso le celle telefoniche, le modalità di aggressione codificate dai manuali degli ultrà che si spostavano da Napoli a Roma, Bologna, Milano, Torino, per fomentare disordini e ordire vendette. Fu così che furono intercettati in presa diretta anche il prima e il dopo delle devastazioni commesse a Pianura: cassonetti bruciati, autobus sequestrati e incendiati, assalto al commissariato di polizia, aggressioni ai carabinieri. Quasi una settimana di guerriglia, la parte visibile di una mistura fatta di rabbia legittima (degli abitanti), interessi criminali, ricerca del consenso. La Procura di Napoli, di lì a poco, scoprì questo e altro. Tra chi aveva organizzato i moti insurrezionali c’erano doppiogiochisti assai spregiudicati, con interessi personali nella gestione dei rifiuti e in alcune lottizzazioni edilizie. E c’era la camorra, ovviamente, che guardava a l’uno e l’altro affare, già contando i denari che sarebbero arrivati, con pochi controlli e grande munificenza, per garantire il trasporto in discarica o nei siti di trasferenza di milioni di tonnellate di rifiuti.

Gli scontri a Pianura nel 2008
in foto: Gli scontri a Pianura nel 2008

Da quell’indagine, di cui fu regista il pm Antonello Ardituro, nacque un processo, poi diviso in due tronconi. Il primo, celebrato con il rito abbreviato dal giudice Vincenzo Alabisio, si chiuse dopo un anno con le condanne dei capi della tifoseria violenta. La sentenza è irrevocabile. Langue nelle cancellerie della Corte di Appello il troncone principale, quello in cui sono coinvolti gli uomini politici. Per esempio, Marco Nonno, all’epoca consigliere comunale di An, condannato in primo grado a 8 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici. La Procura partenopea, e così poi il Tribunale, lo avevano ritenuto il regista degli scontri che misero a ferro e fuoco il quartiere . La sentenza di primo grado è del maggio 2014. Secondo la ricostruzione della Procura di Napoli, dietro la guerriglia di Pianura ci fu una regia politica – ai vertici Marco Nonno e l’assessore Pd Giorgio Nugnes, morto suicida pochi mesi dopo – che si saldò con gli interessi della camorra e utilizzò come manovalanza le frange estreme e violente della tifoseria organizzata.

Gli scontri di Napoli dell’ottobre 2020
in foto: Gli scontri di Napoli dell’ottobre 2020

Parola in codice “libertà”. Sta risuonando in queste ore nelle piazze d’Italia, nei cortei (legittimi) di quanti, a causa del Covid, hanno visto chiudere per la seconda volta in otto mesi le serrande di negozi, bar, ristoranti. Cortei che a Napoli, Roma, Torino, sono degenerati: scontri violenti, sassaiole, incendi, bombe carta, assalti alle forze dell’ordine. Cortei infiltrati ancora una volta dagli ultrà e da gruppi riconducibili all’estrema destra: grande capacità di organizzazione, chiamata alle armi attraverso Telegram e altre messaggerie istantanee, rapidità di azione. A il capo della Procura, Giovanni Melillo, ha messo in campo un pool di magistrati di grande esperienza: ancora Antonello Ardituro (passato all’antiterrorismo), Celeste Carrano (Antimafia), Luciano D'Angelo (sicurezza urbana) e Danilo De Simone (manifestazioni sportive).

L’obiettivo? Identificare i responsabili, ovviamente, e verificare la possibilità di un collegamento tra i fatti di Napoli e i disordini nel resto d’Italia. Ma anche se c’è un collegamento tra i fatti di Pianura e quelli di questi giorni. Durante una perquisizione in una delle sedi del Niss, oltre a striscioni che incitavano alla violenza contro le forze di polizia fu trovato anche un opuscolo, il “Manuale di informazione legale”. Cioè, cosa dire e cosa fare per evitare il Daspo. Sottotitolo: “No tifoso! Libero cittadino”. Un richiamo alla libertà, allora come ora.

Resta un punto. Chi ha interesse a soffiare sul fuoco della miseria e della paura? Con i rifiuti si capì subito. Con la pandemia? E chi sono, se ci sono, i mandanti politici che contano di incassare consenso alle prossime Elezioni Comunali del 2021 a Napoli?