Pd Napoli, il neo segretario Dinacci: “Subito tavolo con gli alleati per le Amministrative”. Ma sulla segreteria è battaglia

«Da quando il Partito Democratico ha l'ossessione di questi segretari cosiddetti "unitari", le segreterie, che un tempo erano soprattutto l'unione dei collaboratori più vicini al leader, sono diventate un equilibrio pericoloso. E dentro ci sono più avversari che alleati del nuovo segretario». La sintesi è di uno dei presenti – non certo un novizio – alla serata all'hotel "Ramada" in cui Francesco Dinacci è stato eletto a capo del Pd Napoli.
A dispetto di questa visione, il neo segretario Dem parte invece da entusiasta. A Fanpage spiega che insedierà rapidamente il tavolo provinciale per le Elezioni Amministrative 2026 con tutto il campo largo che si muove in provincia di Napoli. Ci sono appuntamenti elettorali importanti come Portici, Ercolano, San Giorgio a Cremano, Pompei, Melito, Sorrento e sui candidati a sindaco è ben lontana la quadratura del cerchio. Ma per ora, spiega Dinacci, la priorità è la mobilitazione per il No al referendum contro la riforma della giustizia del governo Meloni.
E i nomi della segreteria napoletana del partito? Ci vorrà del tempo. Dinacci illustra la sua visione: «La segreteria è una prerogativa del segretario. Sarà unitaria, plurale, con giovani. E paritaria nel genere. Perché serve investire di più sulle donne non per l'obbligo previsto dalle quote, ma perché il punto di vista di genere è fondante nell'agire politico di una forza progressista. In questo senso c'è un dato che rivendico come risultato del congresso: l'assemblea ha eletto un ufficio di presidenza, con la presidente Assunta Tartaglione, composto da tre donne. Una novità molto positiva che intende rappresentare solo un primo segnale politico chiaro».
Il tema dei nomi, tuttavia, si pone: i primi papabili e le primi liti già ci sono. E il motivo è presto detto: entrare nella segreteria del primo partito di Napoli assicura se non altro un posto in "prima fila" stile Sanremo, dinanzi ad appuntamenti rilevanti come le imminenti Elezioni Amministrative di fine maggio 2026 e ovviamente le elezioni Politiche 2027. Due frangenti durante i quali può succedere di tutto e per un effetto domino si possono spostare e ricollocare caselle in vari ambiti: è la politica.
Dunque, il totonomi circola furiosamente (ieri durante un importante evento organizzato da "Le Democratiche" a Ercolano, era uno dei temi dominanti nel chiacchiericcio). Quella parte del correntone Schlein che fa riferimento al deputato Marco Sarracino pensa a Salvatore Barbato all'organizzazione ed a Vito Lombardi coordinatore della segreteria. L'area che fa riferimento a Mario Casillo, attuale vicepresidente della Regione Campania, invece vorrebbe la conferma di Lombardi quale responsabile organizzazione metropolitana dei Dem napoletani.
La delega agli Enti locali è quella più ambita. Perché? Collabora col segretario al dossier più interessante, vista la tornata di Amministrative (nell'area metropolitana partenopea ci sono 26 Comuni al voto). La rivendica Lello Topo, europarlamentare Dem con grande influenza su molti grossi centri del Napoletano al voto tra pochi mesi. Anche le mini correnti che fanno riferimento al presidente del Consiglio regionale della Campania Massimiliano Manfredi e alla consigliera regionale Bruna Fiola guardano con interesse a quella casella.
Resta il nome di Alfonso Coccoli, segretario Pd a Pompei, in quota Teresa Armato (Area Schlein- Franceschini), così come resta in sospeso il caso Alessandra Clemente, neo iscritta al Partito Democratico e fino a qualche settimana fa papabile componente di segreteria in vista delle Elezioni Politiche 2027. C'è una parte dei democratici che non ha ancora dimenticato la Clemente versione vicesindaca di Luigi De Magistris, agli antipodi del Pd. Difficile che quel ricordo venga spazzato via solo da un comunicato stampa.
E l'(iniziale) opposizione a Dinacci? La presidente del Consiglio comunale di Napoli Enza Amato (area Boccia) aveva candidato alla segreteria napoletana Nora Di Nocera, poi ritiratasi a patto di una quota di delegati. Pare che quel numero non sia stato concesso (erano circa una decina) e per questo Amato sia infuriata.
Diverso il discorso per la segreteria regionale di Piero De Luca. Anzitutto quest'ultimo deve risolvere il bubbone Salerno che al momento vede protagonista il padre, l'ex governatore della Campania Vincenzo De Luca, lì candidato a sindaco per la quinta volta contro tutto e tutti. Un problemone su cui Elly Schlein e Igor Taruffi si attendono mosse risolutive da De Luca jr. E quindi per la squadra regionale del partito, egli attenderà forse dopo la tornata delle Amministrative. Così, almeno, gli appetiti delle correnti saranno meno famelici.