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Paziente morto in ospedale a Napoli, l’Asl condannata a risarcire la famiglia con 600mila euro

Il paziente, arrivato in ospedale dopo un incidente domestico, è poi deceduto a causa di complicazioni. Accertata la responsabilità, l’Asl Napoli 1 Centro è stata condannata dal Tribunale a risarcire i familiari dell’uomo.
A cura di Valerio Papadia
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Immagine di repertorio
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La famiglia di un paziente morto in un ospedale di Napoli è stata risarcita con un indennizzo di 600mila euro. Il Tribunale partenopeo ha infatti condannato l'Asl Napoli 1 Centro al pagamento del risarcimento in favore del figlio e della moglie del paziente deceduto, assistiti dallo studio legale Associati Maior, dopo aver riconosciuto l'errata gestione clinica dell'uomo nel corso del suo ricovero nel nosocomio partenopeo.

La vicenda ha avuto inizio quando il paziente è stato ricoverato nel Pronto Soccorso dell'ospedale napoletano in seguito a una caduta in casa, che gli aveva provocato una lesione ossea. L'uomo era affetto da serie patologie cardiache, tuttavia da tempo tenute sotto controllo, che non sono state prese in considerazione durante la degenza dell'uomo in ospedale. Il paziente è stato infatti ricoverato in un reparto non idoneo, con le attenzione dei sanitari che si sono concentrate sulla questione ortopedica, trascurando le patologie cardiache. Tale comportamento ha determinato un peggioramento delle condizioni di salute dell'uomo, fino, purtroppo, al decesso.

Dopo la morte, la famiglia si è rivolta allo studio legale Maior, rappresentato dagli avvocati Pierlorenzo Catalano, Michele Francesco Sorrentino e Filippo Castaldo, con il supporto del medico legale Marcello Lorello. Nel corso del procedimento, il Collegio dei Consulenti Tecnici d'Ufficio nominato dal Tribunale di Napoli ha condiviso la ricostruzione dello studio legale, riconoscendo gravi responsabilità sanitarie per l'errata gestione clinica del paziente. Nonostante la perizia sfavorevole, l'Asl inizialmente non ha riconosciuto alcun indennizzo alla famiglia e, così, il Tribunale ha emesso sentenza di condanna nei confronto dell'Azienda sanitaria locale, riconoscendo e liquidando sia il danno da perdita del rapporto parentale, sia il danno catastrofale.

"Questa sentenza riafferma il principio secondo cui il paziente deve essere valutato nella sua globalità e non limitatamente a singoli profili clinici. È una decisione che restituisce giustizia alla famiglia e richiama le strutture sanitarie al rispetto dei più basilari doveri di cura e vigilanza" hanno dichiarato gli avvocati dello studio legale Associati Maior.

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