Patto per Napoli, il sindaco Manfredi: “Fuori dal pre-dissesto entro il 2029, poi abbasseremo le tasse”

Dopo 4 anni dalla firma del Patto per Napoli con l'ex Governo Draghi, il Comune ha rispettato tutti gli impegni. Lo ha certificato Cosfel, la commissione del Viminale per gli enti locali. "Abbiamo rispettato tutti i parametri. Il nostro obiettivo è di uscire in anticipo dal pre-dissesto, nel 2029, questo ci consentirà di fare più investimenti, assunzioni e di abbassare le tasse", a parlare è il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, al quarto giro di boa del piano di rientro dal debito stipulato nel 2021-22 con l'ex Governo Draghi. L'ex Rettore pose come condizione per la sua candidatura a primo cittadino la richiesta al Governo di un aiuto per ripianare il debito di 5 miliardi di euro "il più grande di un Comune al Sud". Il piano di risanamento doveva essere ultimato entro il 2032. Ma il Comune è fiducioso di poter anticipare l'uscita. Questo consentirà anche di abbassare le tasse: "Quando usciremo dal predissesto progressivamente elimineremo l'aumento dell'addizionale Irpef", conferma il sindaco.
Il rispetto del Patto per Napoli rende anche il sindaco Manfredi candidabile per le prossime amministrative. Non scatterà infatti la clausola di non eleggibilità che sarebbe entrata in vigore nel caso di mancato rispetto del piano di rientro.
I risultati del Patto per Napoli
Si è tenuta questa mattina, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, la conferenza stampa dedicata al bilancio dei primi quattro anni del "Patto per Napoli", presenti oltre al primo cittadino, l'assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta, e Gaetano Vecchione, Coordinatore dell'Osservatorio Economia e Società del Comune. In 4 anni il disavanzo del Comune è stato ridotto di circa 800 milioni, il Comune nel 2022 ha assunto circa 3mila dipendenti, mentre i tempi di pagamento si sono ridotti da 314 a 22 giorni. Il debito, che al termine del 2021 ammontava a oltre 2,2 miliardi di euro, è stato abbattuto drasticamente, scendendo a circa 1,58 miliardi nel 2024 e prevedendo un valore inferiore a 1,4 miliardi nel consuntivo 2025.
Un pilastro fondamentale del Patto riguarda l'autonomia finanziaria. Grazie alla partnership con la società di progetto Napoli Obiettivo Valore, il Comune ha finalmente messo a regime la gestione delle entrate. In soli due anni e mezzo, sono state lavorate 1,8 milioni di pratiche per un valore di 1,6 miliardi di euro.Gli incassi complessivi hanno raggiunto i 275 milioni di euro, con punte di eccellenza nel recupero dell'evasione TARI (oltre il 28% di riscossione) e IMU (20 milioni di euro incassati). Accanto alla riscossione, l'Ente ha puntato sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare (con il fondo Invimit) e sulla riduzione strutturale dei fitti passivi, massimizzando ogni risorsa disponibile.

La situazione dei prossimi anni, però, sarà diversa rispetto al passato, perché la congiuntura economica è cambiata. Le stime di crescita per il 2026 sono diverse. Inoltre, vengono meno i fondi del Pnrr, in scadenza a giugno. Il Comune, inoltre, dovrà continuare a pagare 140 milioni all'anno di debiti, ma dall'altra parte saranno ridotti i trasferimenti dallo Stato, che finora erano stati di 110 milioni all'anno, mentre scenderanno a 46 milioni. Dove si prenderanno i 60 milioni mancanti? Il Comune vuole puntare sulla lotta all'evasione di Imu e Tari e sull'aumento della riscossione. Mentre sui fondi, in alternativa al Pnrr, si punterà sui Fondi di Sviluppo Coesione e i Fondi Europei, in sinergia con la Regione Campania.
Il sindaco su rimpasto in giunta e ricandidatura
L'amministrazione Manfredi è strettamente legata al Patto per Napoli: "Abbiamo dovuto sconfiggere un pregiudizio – ha detto il sindaco in conferenza – quello che i napoletani non volessero pagare le tasse. Non è stato così". Cosa farà l'ex rettore della Federico II l'anno prossimo, alla scadenza della sindacatura? "Il mio obiettivo – dice – è di continuare il lavoro sulla città e portare a termine gli impegni assunti e fare in modo che Napoli possa uscire da questo periodo difficile e consolidare la politica di sviluppo. Io posso dare una disponibilità, ma devono essere i cittadini a sostenere una mia eventuale ricandidatura". Sull'ipotesi di rimpasto in giunta, "in questo ultimo anno dobbiamo portare a termine tanti obiettivi in campo, metteremo in campo le persone giuste per aiutare l'amministrazione, ma non ci saranno cambiamenti sostanziali. Alla fine la volata si fa con la squadra che ha fatto la corsa, non con altri".
Per l'assessore al Bilancio, Pierpaolo Baretta, "i primi quattro anni del Patto per Napoli sono stati la fase dell'emergenza e della semina, ora entriamo in quella della stabilità. Abbiamo gestito con estrema attenzione l'ingente flusso di risorse statali – oltre 600 milioni di euro – concentrandoli nel periodo di massima necessità per abbattere il debito e rilanciare gli investimenti. La vera vittoria politica è stata l'anticipo dei risultati: l'aver già azzerato le quote di ripiano del disavanzo previste fino al 2032 ci permette di guardare al futuro con meno ansia, nonostante la riduzione dei contributi statali che inizierà dal prossimo anno. La nostra strategia è chiara: compenseremo il calo dei trasferimenti nazionali con un ulteriore potenziamento della riscossione e con una gestione intelligente del nostro immenso patrimonio immobiliare. Napoli non chiede più assistenza, ma esercita la propria autonomia finanziaria con serietà, trasformando ogni euro recuperato dall'evasione in servizi per i quartieri e manutenzione della città".