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Nuovi bed and breakfast a Napoli, il Comune sta annullando 1 richiesta su 3: ecco i motivi

Caos per l’apertura di nuovi B&B e case vacanze a Napoli. Aigo Confesercenti: “Problemi per i palazzi storici, annullata una richiesta su tre”
A cura di Pierluigi Frattasi
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Caos per l'apertura di nuovi B&B e case vacanze a Napoli. I problemi principali riguardano soprattutto le case in affitto ai turisti nei palazzi storici antichi, quelli costruiti prima del 1935, prima, insomma che entrasse in vigore il regolamento urbanistico del Comune di Napoli. Molti appartamenti realizzati prima di quella data e perfettamente abitabili, infatti, in alcuni casi non rispettano le regole urbanistiche introdotte dopo il 1975, come i limiti per le altezze dei vani. Da qui, una valanga di bocciature per le nuove case vacanza che i napoletani stanno cercando di aprire. "Oltre il 30% delle richieste annullate per la locazione turistica – afferma Aigo Confesercenti con Piergaetano Orlando – si tratta di un problema serio, considerando che in molti casi le famiglie hanno investito i propri risparmi per ristrutturare questi appartamenti".

A Napoli negli ultimi anni il fenomeno dei bed and breakfast, fitti brevi e case vacanze è in continua crescita. Centinaia di strutture si sono aperte in pochissimo tempo in tutto il centro storico. Un fenomeno del quale Fanpage.it si è occupato, approfondendone sia gli aspetti positivi che quelli negativi legati alla cosiddetta "turistificazione". La nascita di B&B, infatti, può fungere, da un lato, come volano per la riqualificazione di edifici e quartieri, ma dall'altro può anche portare all'aumento dei costi degli affitti per gli altri cittadini o delle attività artigianali tradizionali costretti ad andare via.

Molte zone del centro storico, dai Decumani ai Quartieri Spagnoli, negli ultimi anni hanno cambiato volto, a seguito dell'apertura dei B&B, con la conseguenza del fiorire anche di attività commerciali, come bar, caffetterie e ristoranti. Mentre alcune famiglie, proprietarie di appartamenti, hanno trovato in questo modo una nuova entrata per sostenersi durante un periodo di crisi economica, in alcuni casi anche con guadagni significativi da oltre 20mila euro al mese.

Aigo Confesercenti: "Bocciata una pratica su 3"

Dopo una crescita esponenziale dei B&B, in particolare dopo gli anni del Covid, le istituzioni negli ultimi anni hanno deciso di introdurre nuove regole nel settore. Tra queste anche l'assegnazione di codici numerici per identificare le singole attività. Un modo anche per contrastare, in alcuni casi, il far west dell'abusivismo, e per introdurre meccanismi a tutela della qualità dell'offerta, della salute degli ospiti e dell'igiene dei locali.

Ma cosa sta succedendo negli ultimi mesi? Molte richieste di nuove aperture sono state annullate. I motivi li spiega Piergaetano Orlando, di Aigo Confesercenti:

"Il SUAP, lo sportello unico per le attività produttive del Comune di Napoli, sta annullando le pratiche per incongruenze tra la legge del 1975 e gli immobili che si trovano negli stabili ante 1935. Questi appartamenti, quando furono realizzati, non dovevano rispondere al Piano Regolatore (PRG) del Comune di Napoli. Molte norme sono state introdotte dopo il 1975. Ad esempio, il limite di 2,70 metri di altezza per le stanze in molti palazzi storici non viene rispettato nei piani ammezzati. Ma all'epoca queste regole non esistevano. Ciò nonostante il Comune sta utilizzando le regole moderne anche in questi casi e sta bocciando le pratiche con queste motivazioni".

"Troppo tempo per avere il Cusr: servono 3 mesi"

Tra le altre problematiche c'è quella del ritardo nel rilascio del CUSR, il Codice Unico Identificativo delle Strutture Ricettive, introdotto dalla Regione Campania. "Ad oggi – riprende Orlando – il Comune non rilascia il CUSR se non dopo aver verificato le pratiche. Si tratta di un codice che è diventato fondamentale per aprire un'attività come un B&B, una casa vacanza o una locazione breve. In Campania è obbligatorio fare la richiesta per averlo. Questura e siti di prenotazione, come AirB&B o Booking lo richiedono all'atto dell'iscrizione come numero identificativo. È obbligatorio anche per la registrazione della Tassa di Soggiorno. Non averlo, blocca tutti gli adempimenti e non permette a un imprenditore, un professionista o ad una famiglia che vuole mettere da parte qualche soldo, valorizzando la propria casa privata di poter procedere con quell'attività".

Cosa chiede Confesercenti? "Noi – aggiunge Orlando – chiediamo che contestualmente al rilascio del protocollo della pratica, al momento della presentazione sul portale della stessa venga rilasciato anche il CUSR. Ad oggi, invece, con le attuali procedure chiunque voglia investire deve mettere in cantiere almeno 60 giorni per ottenere il CUSR e almeno una 15 di giorni per avere le credenziali dei web alloggiati dalla Questura.

Da settembre 2024 parte il CIN

Ma non finisce qui. A settembre, infatti, dovrebbe partire il CIN, il Codice identificativo nazionale per le locazioni turistiche e le strutture ricettive turistiche, introdotto dal Governo Meloni e dalla ministra del Turismo, Daniela Santanchè. A rilasciarlo dovrebbe essere il Ministero del Turismo, che gestisce anche la relativa banca dati. Il locatore o il soggetto titolare della struttura turistico ricettiva dovrà presentare un'apposita istanza.

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