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Referendum sulla giustizia 2026

Non provate a infangare il voto di Napoli al referendum contro la riforma della Giustizia

Chi ha perso il referendum sulla giustizia accusa Napoli di non aver votato liberamente. Lo stesso vecchio stereotipo, la stessa vecchia storia.
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Ci si sente come il Massimo Troisi di "Ricomincio da tre", arrabbiato perché secondo gli altri «il napoletano non può viaggiare, può solo emigrare». Secondo chi ha perso il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia italiana, il voto al Sud – in particolare a Napoli e in Campania – non è una legittima espressione democratica. Nossignore. Quando qualcosa accade qui c'è sempre qualcuno pronto a macchiarla di sospetti e infamie non dimostrate, figlia di stereotipi o di un deliberato disegno per delegittimare il valore del voto in questa parte d'Italia.

Il 75% circa di No alla riforma Meloni-Nordio non sarebbe dunque un voto libero, espresso dopo aver ponderato e deciso. Macché. Se succede a Napoli è perché a qualcuno è stato promesso il ritorno del reddito di cittadinanza. Pure al Vomero? Pure a Posillipo e a Chiaia, i quartieri della ricca borghesia napoletana? Ora si parla di voto «politicizzato». Ma è una formula vuota. Il voto è sempre politico: lo è perfino quello nell'assemblea di condominio. Dipende da cosa si intende per politica. «Il sortire tutti d'un problema comune» scrivevano i ragazzi di don Lorenzo Milani in "Lettera a una professoressa". Se si intende questo, allora è andata esattamente così.

E invece no: «A Napoli l'apparato di potere ha fatto votare No!». E quale apparato? Quello dei comitati referendari? Dei sindacati fatti di lavoratori, di atipici, di precari? Gli studenti, forse? Il No alla riforma ha saldato un fronte eterogeneo, ha messo insieme il Partito Democratico e Potere al Popolo, due formazioni politiche che stanno agli antipodi. Non è una rete di potere: è, semmai, la prova che su certi temi il paese reale ragiona in modo più articolato di certi commentatori d'accatto siano disposti ad ammettere.

Bisogna avere dignità e onestà nell'analisi politica, e soprattutto nella sconfitta. Il voto napoletano non va infangato con lo stereotipo razzista. Ci hanno provato perfino agganciandola alla canzone di Sal Da Vinci vincente a Sanremo. E basta. Ora il popolo ha parlato chiaro, non provateci più.

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Giornalista professionista, capo cronaca Napoli a Fanpage.it. Insegna Etica e deontologia del giornalismo alla LUMSA. È autore del libro "Se potessi, ti regalerei Napoli" (Rizzoli). Ha una newsletter dal titolo "Saluti da Napoli". Ha vinto il Premio giornalistico Giancarlo Siani nel 2007 e i premi Paolo Giuntella e Marcello Torre nel 2012.
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