
Ci si sente come il Massimo Troisi di "Ricomincio da tre", arrabbiato perché secondo gli altri «il napoletano non può viaggiare, può solo emigrare». Secondo chi ha perso il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia italiana, il voto al Sud – in particolare a Napoli e in Campania – non è una legittima espressione democratica. Nossignore. Quando qualcosa accade qui c'è sempre qualcuno pronto a macchiarla di sospetti e infamie non dimostrate, figlia di stereotipi o di un deliberato disegno per delegittimare il valore del voto in questa parte d'Italia.
Il 75% circa di No alla riforma Meloni-Nordio non sarebbe dunque un voto libero, espresso dopo aver ponderato e deciso. Macché. Se succede a Napoli è perché a qualcuno è stato promesso il ritorno del reddito di cittadinanza. Pure al Vomero? Pure a Posillipo e a Chiaia, i quartieri della ricca borghesia napoletana? Ora si parla di voto «politicizzato». Ma è una formula vuota. Il voto è sempre politico: lo è perfino quello nell'assemblea di condominio. Dipende da cosa si intende per politica. «Il sortire tutti d'un problema comune» scrivevano i ragazzi di don Lorenzo Milani in "Lettera a una professoressa". Se si intende questo, allora è andata esattamente così.
E invece no: «A Napoli l'apparato di potere ha fatto votare No!». E quale apparato? Quello dei comitati referendari? Dei sindacati fatti di lavoratori, di atipici, di precari? Gli studenti, forse? Il No alla riforma ha saldato un fronte eterogeneo, ha messo insieme il Partito Democratico e Potere al Popolo, due formazioni politiche che stanno agli antipodi. Non è una rete di potere: è, semmai, la prova che su certi temi il paese reale ragiona in modo più articolato di certi commentatori d'accatto siano disposti ad ammettere.
Bisogna avere dignità e onestà nell'analisi politica, e soprattutto nella sconfitta. Il voto napoletano non va infangato con lo stereotipo razzista. Ci hanno provato perfino agganciandola alla canzone di Sal Da Vinci vincente a Sanremo. E basta. Ora il popolo ha parlato chiaro, non provateci più.