Napoli, nella palestra della scuola occupata con lo scooter: il caso al liceo Rossini

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Le immagini, pubblicate da Francesco Emilio Borrelli (AVS), finiscono in Rete: e c’è chi attacca le proteste studentesche di questi giorni.

Motorini in palestra nell'Istituto Rossini di via Terracina a Fuorigrotta, nell'area occidentale di Napoli. Le immagini, girate dagli stessi ragazzi, hanno fatto rapidamente il giro della Rete, rischiando così anche di mettere in cattiva luce la protesta studentesca che va avanti da giorni in tutta Italia e anche a Napoli ha portato a diverse occupazioni di istituti scolastici. Nei video sono riconoscibili volti e targhe, ed è probabile che nelle prossime ore i giovani (e i loro genitori) dovranno fare i conti con le forze dell'ordine, che potrebbero presentare loro un conto salato.

Un video che rischia adesso di mettere in cattiva luce l'intero movimento di protesta studentesco che, negli ultimi giorni, sta portando all'occupazione di diversi istituti scolastici in tutta Italia, e anche a Napoli: dal Tito Lucrezio Caro di via Manzoni a Posillipo al Genovesi di Piazza del Gesù al Centro Storico, l'onda della protesta studentesca che chiede più investimenti nella pubblica istruzione continua ad espandersi: nei giorni scorsi, gli studenti hanno occupato anche il Mercalli, il Sannazaro, il Vittorio Emanuele, il Pansini, il Diaz, il Serra e via dicendo. E, appunto, anche il Rossini, dove le immagini degli scooter in palestra hanno però rovinato l'immagine della protesta.

Durissimi i commenti al video, ripubblicato dal deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi-Sinistra): c'è chi chiede che a pagare, ora, siano i genitori e chi immancabilmente condanna l'intera protesta degli studenti come semplice "vandalismo collettivo" finalizzato a non andare a scuola tout court. Già nei giorni scorsi vi erano state però dure reazioni alle occupazioni: all'Alberti erano intervenuti i carabinieri per "respingere" l'occupazione, così come ci sono stati altri presidi delle forze dell'ordine in altri istituti scolastici, come a voler opporre alle proteste il semplice "codice penale", senza cioè ascoltare realmente le proteste dei giovani.

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