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Napoli, cameriera a nero licenziata dal ristorante dopo 7 anni: “Cacciata perché incinta, ho fatto causa”

La denuncia di Potere al Popolo: “La ragazza ha fatto causa dopo essere stata licenziata”. Domani la prima udienza in Tribunale con un sit-in di solidarietà.
A cura di Pierluigi Frattasi
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Immagine di repertorio
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Cameriera a nero per 7 anni in un bar del centro di Napoli cacciata perché incinta. È la storia raccontata da Valeria, una ragazza napoletana, in servizio presso un noto locale del centro storico di Napoli dove avrebbe lavorato senza contratto e senza tutele per circa 6 anni e mezzo. Quando ha scoperto di aspettare un bimbo, però, invece degli auguri ha ricevuto l'amara sorpresa: "Cacciata, perché ritenuta non più idonea, essendo incinta". La giovane lavoratrice però non si è data per vinta. Ha fatto causa e domani c'è la prima udienza. Ad assisterla Potere al Popolo, che ha reso nota la vicenda: "Valeria ha lavorato per anni 5-6 giorni a settimana, sempre in nero, per 50 euro a turno, senza diritti e tutele. In un locale dove un solo drink costa quanto un'ora di lavoro di chi serve ai tavoli".

Il sit-in di Potere al Popolo al tribunale di Napoli

Domani, 5 marzo, in piazzale Cenni, all'esterno del Tribunale di Napoli, Potere al Popolo ha annunciato un presidio di solidarietà alle 10,30. La giovane lavoratrice napoletana ha infatti deciso di denunciare, come detto. Si è rivolta alla Camera Popolare del Lavoro – lo sportello che offre assistenza e organizza mobilitazioni contro gli abusi dei datori di lavoro in città – per denunciare ciò che le è accaduto. "La lavoratrice – racconta Pap – ha lavorato sempre in nero. Senza contratto significano che quel locale probabilmente non ha mai subito controlli efficaci e, sicuramente, che il datore di lavoro non ha mai versato contributi previdenziali per lei. E non solo: dopo tutto questo tempo, il datore di lavoro l’ha anche licenziata verbalmente dopo che questa aveva annunciato la sua gravidanza. Verbalmente, perché non esisteva alcun contratto regolare da interrompere".

"La storia di questa giovane lavoratrice napoletana – conclude Pap – è la storia di chi decide di non accettare in silenzio. È la storia di chi comprende che solo attraverso l’organizzazione e la lotta si può cambiare la propria condizione materiale. Il 5 marzo si terrà la sua udienza in Tribunale. Attraverso la Camera Popolare del Lavoro e i suoi avvocati, la sua battaglia diventa una battaglia collettiva. Lei non è l’unica a vivere una situazione simile. Ma proprio per questo, non è sola".

La denuncia di Potere al Popolo
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