Inizia il processo a tre dei quattro poliziotti messicani indagati per la scomparsa di Raffaele Russo, Antonio Russo e Vincenzo Cimmino, i tre napoletani scomparsi nel paese mesoamericano il 31 gennaio del 2018. Tre anni e ventidue giorni dopo, si apre il procedimento per tre dei quattro poliziotti che avrebbero "consegnato" i tre napoletani ad un cartello criminale che opera nella zona di Jalisco, il Cártel Jalisco Nueva Generación (CJNG). I tre agenti a finire a processo sono due uomini (Emilio N. e Salomón N.) e una donna (Lidia N.): il quarto poliziotto indagato, Fernando N., è invece morto in circostanze misteriose in carcere.

Una sorte che avrebbe condiviso anche José Guadalupe Rodriguez Castillo, detto "El 15" o "Don Luque", il capo del cartello criminale: considerato il mandante del loro rapimento, è ufficialmente morto in un agguato mortale. Ma il suo corpo è sparito, dopo essere stato "prelevato" da alcuni suoi fedelissimi in ospedale, tanto che molti media messicani pensano possa essere in realtà ancora vivo. A morire "senza dubbio", invece, è stato Víctor Díaz Contreras, sindaco di Tecalitlán, la città nel cui corpo di polizia militano gli agenti indagati. Ucciso a colpi di pistola cinque mesi dopo la scomparsa dei tre napoletani e subito dopo le prime accuse verso i poliziotti indagati.

L’arresto del boss "Don Luque" a luglio 2018, poi scarcerato e ufficialmente rimasto ucciso in un agguato tempo dopo.
in foto: L’arresto del boss "Don Luque" a luglio 2018, poi scarcerato e ufficialmente rimasto ucciso in un agguato tempo dopo.

La vicenda dei tre napoletani scomparsi in Messico continua ad essere seguita molto attentamente dai media locali. E diversi giornalisti parlano anche di "figuraccia internazionale" per una vicenda che appare ancora lontana dalla risoluzione. "Tre italiani senza ricerca né giustizia", si intitola uno degli editoriali al vetriolo del giornalista Carlos Martinez Macias, che sulle colonne del giornale messicano "Milenio" ha seguito, come diversi altri cronisti mesoamericani, la vicenda tornata alla ribalta in questi giorni.

I familiari, intanto, continuano a sperare che i tre tornino a casa sani e salvi. "Finora non è emersa alcuna corrispondenza tra il Dna dei tre napoletani scomparsi in Messico e i resti umani finora scoperti nello stato di Jalisco", ha spiegato l'avvocato Claudio Falleti, che segue dal punto di vista legale le famiglie degli scomparsi, "dove, poco più di tre anni fa si sono perse le tracce di Raffaele Russo, Antonio Russo e Vincenzo Cimmino, rapiti e consegnati a un boss del Cártel Jalisco Nueva Generación da quattro poliziotti. Con il processo al via quest'oggi si spera di riuscire a fare insomma qualche ulteriore passo avanti in una vicenda che, dopo tre anni e ventidue giorni, continua a rimanere piena di dubbi ed incertezze.

Una delle proteste dei familiari sui binari della stazione centrale di Napoli a fine 2018.
in foto: Una delle proteste dei familiari sui binari della stazione centrale di Napoli a fine 2018.