Movida rumorosa a piazza Bellini, Comune condannato dal Tar: dovrà fare ordinanza per i baretti

Sulla movida rumorosa il Comune di Napoli è stato condannato dal Tar per "l'inerzia" mostrata nelle azioni per controllare l'inquinamento acustico a piazza Bellini. Dovrà emettere un'ordinanza entro 30 giorni per limitare il rumore prodotto dalla folla dei clienti notturni dei baretti. Questa la decisione del Tribunale amministrativo della Campania, che con la sentenza della Sezione Quinta – Maria Abbruzzese, presidente, Davide Soricelli, consigliere estensore, Fabio Maffei, rimo referendario – pubblicata oggi, mercoledì 4 febbraio, ha accolto il ricorso degli abitanti di piazza Bellini, difesi dall'avvocato Gennaro Esposito, contro il Municipio e i gestori dei baretti che si erano costituiti ad opponendum.
Il Tar al Municipio: 30 giorni per un'ordinanza movida a piazza Bellini
La sentenza non risarcisce un danno, ma crea le premesse per un’altra ordinanza contingibile e urgente, della durata di 3 mesi, che potrebbe andare ad incidere sugli orari di apertura dei baretti di piazza Bellini, un po' come accaduto per quella di Vico Quercia. Se entro 30 giorni, il Municipio non assumerà un provvedimento, si corre il rischio della nomina di un commissario ad acta che potrà decidere orari di apertura e altre regolamentazioni per l’esercizio di bar, pub e ristoranti della zona di piazza Bellini.
Tutto è partito dal ricorso presentato il 20 novembre 2025 dai residenti della zona di piazza Bellini, tra via Santa Maria di Costantinopoli, Portalba, San Pietro a Maiella e piazza Bellini. Gli abitanti avevano denunciato che la zona, a causa della presenza di vari esercizi di somministrazione e dell’afflusso della loro clientela, era preda di "immissioni acustiche che superavano la normale tollerabilità e i valori assoluti previsti dal vigente piano di zonizzazione acustica". Insomma, parlavano di inquinamento acustico.
Il 12 maggio dell'anno scorso, i residenti presentano al Comune di Napoli una istanza con la quale chiedono che l’amministrazione adotti una "ordinanza contingibile ed urgente o un altro provvedimento volto a ridurre, immediatamente, l’inquinamento acustico". Si tratta di un provvedimento simile a quello adottato dal Comune per Vico Quercia. A gennaio 2025, Palazzo San Giacomo aveva già perso in giudizio al Tribunale Civile. I giudici lo avevano condannato “a far cessare le immissioni di rumore nella proprietà degli attori provenienti da Piazza Vincenzo Bellini e zone limitrofe". Ciò nonostante, il Comune, diffidato dai residenti ad intervenire, non avrebbe adottato misure idonee per far cessare il rumore molesto né sarebbe intervenuto verso i baretti. Da qui, il ricorso al Tar degli abitanti della zona.
La difesa del Comune: "Stavamo preparando una delibera"
I residenti, insomma, hanno chiesto al Tar di intervenire a causa della "inerzia" del Comune, chiedendo di provvedere sull’istanza
fissandole un termine e nominando, nel caso di ulteriore inerzia, un commissario. Il Municipio, però, si è opposto, ritenendo di non essere rimasto inerte. Ha ribattuto che gli uffici si erano invece mossi per tempo, tanto che lo scorso dicembre avrebbe chiesto all'Arpac di intervenire per rilevare le emissioni rumorose. Inoltre, il Comune aveva ritenuto che l'emissione di una ordinanza fosse materia discrezionale e che fosse già in cantiere, invece, una "Delibera contenente le Linee di indirizzo per l’attuazione di misure a contrasto degli effetti negativi in materia di inquinamento acustico e disturbo della quiete pubblica in piazza Bellini e zone limitrofe e in via Cisterna dell’Olio e zone limitrofe”.
La decisione del Tar sulla movida a piazza Bellini
Il Tar si è riunito in camera di consiglio il 27 gennaio scorso. Secondo i giudici amministrativi, il ricorso degli abitanti non era per nulla infondato. Anzi. "La situazione soggettiva dei ricorrenti – scrive il Tar nella sentenza – è costituita da un interesse legittimo che si radica sul loro diritto alla salute (in tesi compromesso dalle immissioni acustiche provocate dalla “movida” diurna e notturna ben documentata dai “video” depositati)". Anche l'inquinamento acustico, secondo i giudici amministrativi, era già stato accertato in sede di Tribunale Civile, quindi, secondo il ragionamento, il Comune sarebbe già potuto intervenire senza chiedere nuovi rilievi all'Arpac. Che le "immissioni acustiche nell’area d’interesse superino il limite della normale tollerabilità e i limiti previsti dal piano di zonizzazione acustica può
ritenersi pacifico – argomentano i giudici – essendo il relativo accertamento già stato compiuto nel contesto del procedimento civile e essendo la documentazione audio-video allegata al ricorso più che eloquente, rappresentando una condizione di degrado obiettivamente insopportabile, non essendo ammissibile che in piena notte (uno dei video è stato filmato alle ore 4.40) i residenti in un’area siano costretti a vedere e tollerare scene e rumori quali quelli in essi documentati".
"Che i provvedimenti adottabili per contrastare i fenomeni di “malamovida” abbiano carattere discrezionale – scrivono ancora i giudici – è incontestabile e non è contestato dai ricorrenti; essi hanno però rappresentato al Comune (che peraltro ne era già da tempo ben consapevole, come dimostra la documentazione che la stessa amministrazione ha depositato) l’esistenza di una situazione di fatto che integra perfettamente il presupposto di tali provvedimenti e che radica un obbligo (o meglio attualizza l’obbligo) di adottarli senza ritardo".