Morto il cardiochirurgo napoletano Carlo Vosa, punto di riferimento al Monaldi e alla Federico II
Migliaia di interventi su cuori grandi quanto una noce, decine di trapianti su pazienti che spesso avevano solo pochi mesi di vita. È questa l'eredità che lascia Carlo Vosa, 80 anni, scomparso nella tarda mattinata di domenica 21 giugno nella sua casa a Napoli, nel quartiere Chiaia, tra i nomi che hanno reso Napoli un punto di riferimento per la cardiochirurgia pediatrica.
Vosa è stato uno dei protagonisti dello sviluppo dei trapianti di cuore in età infantile, una delle frontiere più difficili della chirurgia. La sua storia professionale è intrecciata a doppio filo con quella della città. Si forma all'ospedale Monaldi, dove diventa allievo di Maurizio Cotrufo, uno dei maestri della cardiochirurgia napoletana e dei trapianti cardiaci. Da lì il salto all'estero: perfeziona la specializzazione in cardiochirurgia pediatrica con esperienze in Francia, dove la disciplina aveva già accumulato un vantaggio tecnico, per poi tornare nel capoluogo campano e portare quelle competenze in corsia. Al Monaldi e negli anni successivi opera pazienti affetti da malformazioni e patologie tra le più complesse, quelle che lasciano pochi margini di errore e ancor meno tempo.
Nel corso della carriera porta a termine decine di delicate operazioni su malformazioni cardiache. Tra i bambini che passano sotto le sue mani ci sono anche piccoli pazienti arrivati dalle aree più povere e svantaggiate del mondo, soprattutto dalla Palestina, dove un intervento del genere semplicemente non esiste. L'ultima parte del suo percorso la dedica all'insegnamento, come docente all'Università Federico II, trasmettendo a una nuova generazione di medici un sapere costruito sala operatoria dopo sala operatoria. I funerali lunedì 22 giugno alle ore 16.30 nella chiesa di San Pasquale a Chiaia.
Centinaia, se non migliaia, le attestazioni di cordoglio per la scomparsa del luminare napoletano: a scrivere e manifestare il loro dispiacere, soprattutto a mezzo social, sono gli ex pazienti pediatrici di Vosa, oggi cresciuti: «Mi hai salvato la vita», questa la frase più frequente. Paolo Siani che è stato primario all'ospedale pediatrico Santobono di Napoli lo ricorda così: «Vosa era un grande cardiochirurgo, che mi ha aiutato a risolvere casi complessi, ma era anche un uomo di grande umanità, gentile, allegro, sempre disponibile.È questo equilibrio tra eccellenza medica e qualità umane che lo ha reso un grande Maestro, un punto di riferimento per colleghi, allievi e tanti piccoli pazienti in Italia, in Palestina, e in tante parti del mondo».
Scrive Souzan Ezz Fatayer, Docente di Lingua Araba, una delle figure di riferimento della comunità di Palestina a Napoli: «Abbiamo vissuto insieme momenti belli e momenti difficili in Palestina. Con te, con il professor Raffaele Porta e con i tuoi collaboratori, amici e medici eccezionali, abbiamo cercato di portare aiuto a tanti bambini palestinesi. È stata un’esperienza che porterò sempre nel cuore, perché in quei momenti si vedeva tutta la tua grandezza: quella del medico, del professore, ma soprattutto dell’uomo. Avevi un carattere forte, ti arrabbiavi anche con decisione, ma la tua umanità era più grande di tutto. Era impossibile non volerti bene, perché dietro quella forza c’era un cuore immenso, capace di donarsi agli altri senza riserve. Mi porto dentro un ricordo che non dimenticherò mai: quando mi dicevi che ogni volta che tornavi in Palestina ti si rigenerava l’anima. Ti svegliavi al mattino, aprivi la finestra per respirare quell’aria e dicevi: “Ora posso tornare in Italia.” In quella frase c’era tutto il tuo amore per quella terra, per quella gente, per la vita».