Un Natale "a numero limitato": niente cenoni tradizionali con decine di familiari, ma solo lo stretto nucleo familiare. Questo lo scenario che si profila da qui a un mese, quando arriverà quella che forse è la più attesa festività dell'anno. Ma il motivo è praticamente d'obbligo, come spiegato anche da Maurizio Di Mauro, direttore generale dell'Azienda dei Colli che comprende l'ospedale Monaldi, l'ospedale Centro Traumatologico Ortopedico e naturalmente il Cotugno, punto di riferimento dell'emergenza da coronavirus in Campania.

"Difficile pensare in questo momento al Natale, anche se manca solamente un mese", ha spiegato intervistato telefonicamente da Fanpage.it, "soprattutto considerando anche il numero di persone che sono ricoverate e l'incidenza ancora alta di contagi. Per quanto le cose possano migliorare con questo lockdown attuale", ha spiegato il dottor Di Mauro, "credo sia impossibile immaginare un Natale come quello degli altri anni. Sicuramente dovremo attenerci alle limitazioni che già abbiamo, come evitare troppe persone, evitare assembramenti e portare le mascherine. Penso che dovremo accontentarci, per così dire, di vivere il Natale con il nostro stretto nucleo familiare. Credo insomma che al momento sia inimmaginabile, secondo il mio punto di vista, trascorrere un Natale diverso da questo".

Va meglio, invece, la situazione del pronto soccorso dell'ospedale Cotugno: nei giorni scorsi avevano fatto molto discutere le immagini di pazienti che, in macchina, venivano curati all'interno delle proprie vetture perché all'interno di fatto non vi fossero più posti letto. Ma per fortuna, anche se "l'ospedale è saturo, siamo pieni", come ha spiegato lo stesso Di Mauro a Fanpage.it, "siamo comunque anche recettivi. Questo perché con il turnover tra dimissioni e quant'altro riusciamo a soddisfare la domanda. Rispetto ai giorni scorsi non abbiamo più la fila di macchine all'esterno ha spiegato –  un po' perché si sono attivate le strutture private, che hanno messo a disposizione i posti letto, e soprattutto è anche "calata" quella tensione che faceva sì che in molti venissero in pronto soccorso al minimo colpo di tosse, più per spavento che altro", chiosa Di Mauro, che ha poi concluso con una rassicurazione: "Noi abbiamo accettato sempre tutti, e chi aveva bisogno del ricovero è stato sempre ricoverato".