L’ospedale San Giovanni Bosco usato dal clan Contini anche per le truffe: 4 arresti tra cui un avvocato

Numerose attività dell'ospedale San Giovanni Bosco erano nelle mani del clan Contini che, grazie a minacce ma anche a collusioni, gestiva ricoveri, trasporti e certificati, oltre a servizi interni come bar e buvette: quattro indagati, tra cui un avvocato, sono stati raggiunti da misura cautelare nell'ambito di una nuova inchiesta sul controllo dell'ospedale napoletano da parte del gruppo di camorra ai vertici dell'Alleanza di Secondigliano; i fatti contestati risalgono al 2020, i provvedimenti sono stati eseguiti oggi, 25 febbraio, dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza. L'avvocato e i tre arrestati, secondo le indagini, gestivano il business delle truffe ai danni delle compagnie assicurative, simulando incidenti stradali. Il legale, inoltre, avrebbe tenuto i contatti tra i detenuti e le loro famiglie.
L'ospedale controllato dalla camorra, 4 arresti a Napoli
L'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, è stata eseguita dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli; i quattro indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso aggravata dal carattere armato, corruzione, falsa testimonianza, false dichiarazioni all’autorità giudiziaria, falsità ideologica in atti pubblici, trasferimento fraudolento di valori, accesso abusivo a sistemi informatici, tentata estorsione, estorsione, usura, riciclaggio e autoriciclaggio; per tre dei destinatari il provvedimento è stato eseguito, per il quarto le operazioni sono ancora in corso.
I favori agli affiliati al clan Contini
Le indagini, coordinate dal pm Alessandra Converso della Dda di Napoli, sono partite dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. È emerso che il clan avrebbe di fatto gestito i servizi di bar e buvette, oltre ai distributori automatici di snack e bevande all'interno dell'ospedale napoletano; e lo avrebbe fatto senza le autorizzazioni necessarie, senza pagare i canoni di locazione all'Asl e utilizzando abusivamente le utenze dell'ospedale.
Grazie alla complicità di personale sanitario e parasanitario, di addetti alla vigilanza e di dipendenti di altre ditte che operano all'interno dell'ospedale, inoltre, il clan Contini, attraverso un'associazione del settore delle ambulanze private, avrebbe garantito favori illeciti ai propri affiliati e a quelli dei gruppi di camorra collegati: avrebbe provveduto a ricoveri ospedalieri in violazione delle procedure di accesso, al rilascio di certificazioni mediche false (anche per ottenere scarcerazioni illegittime) e al trasporto di salme in ambulanza invece che coi servizi funebri autorizzati.