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L’avvilente esperienza di affittare casa a Napoli se sei una partita iva

“La sua Partita Iva non mi serve a niente”: viaggio nei quartieri di Napoli inaccessibili a chi fa lavoro autonomo. Da Materdei alla Sanità, il dossier di Possibile racconta di un mercato immobiliare dove avere i soldi non basta.
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Se cercate casa a Materdei, preparatevi ad aspettare. Anche se avete il conto corrente pronto al bonifico, anche se siete pronti a posare due, tre affitti come caparra. È la dura lezione impartita da un agente immobiliare a una coppia pronta a fare una proposta immediata dopo una visita. La telefonata gela ogni entusiasmo: «Guardi, devo dirle la verità, hanno visto la casa due dipendenti statali e forse la faranno anche loro la proposta».

Di fronte all'insistenza dell'aspirante inquilino, che si offre di andare subito in agenzia, la risposta è una sentenza inappellabile: «Sa, davanti ai dipendenti statali non c’è gara, è inutile che si precipita qui, tanto la proprietà preferisce loro». "Possibile", la formazione politica fondata da Pippo Civati nel 2015, a Napoli sta lavorando molto sulla questione affitti o meglio, sull'avvilente esperienza di affittare un alloggio, da partita iva. Ha raccolto testimonianze a dir poco deprimenti, dal centro in corso di gentrificazione causa overtourism alla collina, ormai inaccessibile. Le storie sono quelle che si possono sentire davanti a qualsiasi filiale di agenzia immobiliare o dalla bocca di qualsiasi portiere di palazzo.

Spostandosi verso il Rione Sanità, la selezione all'ingresso diventa ancora più brutale. Qui la barriera non è solo la competizione, ma la tipologia stessa del lavoratore. Alla richiesta di informazioni per un bilocale, la premessa dell'agenzia è tombale: «Sì, guardi, non la faccio andare oltre, questo è solo transitorio, massimo 18 mesi, solo fuori sede. No famiglie, no animali. Ci servono garanzie». Quando l'interlocutrice spiega di essere una consulente con partita iva stabile da otto anni, la replica è sprezzante: «La sua partita iva non mi serve a niente». Nemmeno il tentativo di offrire come garante la madre pensionata sortisce effetti: «La pensione di sua madre non mi serve a niente».

La discriminazione si fa ancora più sottile, quasi di classe, risalendo verso il corso Vittorio Emanuele. In una conversazione telefonica registrata, l'agente taglia corto non appena sente parlare di lavoro autonomo, nonostante la presenza di un compagno con contratto indeterminato. Il metro di paragone è altissimo: «Guardi, sinceramente a me interessa sapere di che tipo di lavoro stiamo parlando. Ad esempio ho una casa che adesso affitto a un magistrato di Milano, quello è un conto, allora ne possiamo parlare, altrimenti non perdo neanche tempo».

Ma è in via Foria che il mercato mostra il suo lato più paradossale, dove la precarietà viene spacciata per legge. Un inquilino chiede se per un bilocale sia possibile stipulare un contratto a lungo termine invece del solito transitorio. La risposta del proprietario è un capolavoro: «Il proprietario vuole farlo solo transitorio per 18 mesi ma non si preoccupi alla fine dei 18 mesi possiamo fare un nuovo contratto perché il rinnovo automatico è illegale». E quando l'inquilino fa notare che forse è la proposta attuale a non essere per niente regolare, ecco il fatalismo necessario a chiuder la bocca a chi fa troppe domande: «Eh, ma così va il mercato».

Contro questo sistema, spiega Andrea Laerte Davide, portavoce di Possibile Campania, Comune di Napoli e Regione Campania non possono star zitti: «Siamo partiti dall’esperienza personale di una nostra iscritta per mostrare quella che è diventata ormai una emergenza. A Napoli come in altre grandi città italiane il diritto alla casa è sotto attacco. Sempre più affitti brevi a prezzi sempre più alti. Quello che rimane per chi ha bisogno di una casa per vivere è poco, in condizioni poco dignitose ed economicamente irraggiungibili». Secondo Davide, la politica non può più restare a guardare: «È evidente che serva intervenire al più presto sul settore extralberghiero e prevedere investimenti in edilizia residenziale pubblica. Chiediamo un impegno concreto anche al Comune e alla Regione perché questa è un’emergenza non più rinviabile».

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Un allarme che trova purtroppo conferma nei numeri ufficiali. Secondo l'ultima analisi dell'Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, Napoli sul fronte affitti è in controtendenza rispetto al lieve rallentamento di Milano. Nel capoluogo partenopeo i canoni continuano inesorabilmente a crescere: nel confronto tra il primo semestre 2025 e il secondo semestre 2024, i prezzi dei monolocali sono saliti del 2,5% e quelli dei bilocali addirittura del 3,0%. Nonostante la città sia travolta dal flusso turistico, il motivo principale della ricerca resta la "scelta abitativa" per il 75,3% dei casi. Una scelta che sta diventando sempre più un lusso per pochi.

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